Da laghi e montagne agli oceani: la crociata di Donald Trump per ribattezzare i luoghi


Donald Trump ha colpito ancora con la sua personale geopolitica dei nomi. Dopo aver ribattezzato golfi, vette e riserve naturali, il presidente degli Stati Uniti ha firmato un ordine esecutivo per trasformare (almeno sulle mappe e sui documenti federali) il Lago Ontario in Lake America.

La sua decisione è stata accompagnata da un annuncio social, in cui il presidente statunitense ha usato l'AI per realizzare un video che lo mostra prendere a calci il vecchio cartello per sostituirlo con il suo:



La mossa arriva nel pieno delle tensioni commerciali con Ottawa. Il lago, condiviso tra lo Stato di New York e la provincia canadese dell'Ontario, conserverà tuttavia il suo nome storico originario: sia il primo ministro canadese Mark Carney che la governatrice di New York Kathy Hochul hanno confermato che continueranno a usare la denominazione tradizionale in uso da oltre quattro secoli.

La collezione di Trump: da golfi a montagne
La decisione sul Lago Ontario si inserisce in una lunga serie di interventi simbolici e amministrativi avviati fin dal primo giorno del suo secondo mandato:
  • Il Golfo del Messico: Dal 20 gennaio 2025, nei documenti ufficiali USA, è diventato ufficialmente il Gulf of America (sebbene a livello internazionale la denominazione sia rimasta invariata).

  • Il Monte Denali: Trump ha cancellato la decisione di Barack Obama del 2015, riportando la montagna più alta del Nord America al nome di Mount McKinley, in omaggio all'ex presidente.

  • Le riserve e le istituzioni: In Texas, l'Anahuac National Wildlife Refuge è stato intitolato a Jocelyn Nungaray, la bambina di Houston tragicamente uccisa nel 2024.

Modifiche e tentativi di ridenominazione hanno riguardato anche istituti di pace e centri culturali, come il Kennedy Center, spesso al centro di duri contenziosi legali con il Congresso.

Tra battute e provocazioni: ora tocca agli oceani?
Durante la firma sul Lago Ontario, Trump ha ironizzato sulla sua "collezione" geografica: "Abbiamo un golfo e abbiamo un lago, ora ci serve un oceano", lasciando intendere che i prossimi bersagli potrebbero essere l'Atlantico o il Pacifico.

Non è la prima volta che le sue uscite oscillano tra la provocazione e la boutade diplomatica. Nel corso dell'ultimo anno, infatti, il tycoon ha accarezzato l'idea di ribattezzare il Golfo Persico o di definire ironicamente lo Stretto di Hormuz come lo "Strait of Trump", scatenando non poche proteste internazionali.

Le resistenze legali
Molti di questi proclami, tuttavia, restano confinati alla carta intestata della Casa Bianca o a semplici annunci mediatici. Per modifiche sostanziali – come quelle che riguardano festività federali (il Veterans Day), reparti storici delle forze armate o intitolazioni di grandi infrastrutture come la Penn Station di New York – la legge americana richiede il via libera formale del Congresso, che non sempre è disposto a ratificare i desiderata presidenziali.
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