Dal banco alla bandiera: la chiusura di Rai Scuola e l'avanzata della narrazione identitaria


La chiusura di Rai Scuola sul digitale terrestre, prevista per il primo ottobre, non rappresenta soltanto un cambio di palinsesto o una transizione digitale, ma il culmine di un'operazione culturale dal sapore marcatamente nostalgico. Il canale educativo sarà sostituito da “Italiana”, una nuova rete fortemente orientata alla celebrazione dei territori, delle tradizioni e delle eccellenze nazionali.
Una svolta che riflette l'ossessione della destra al governo per il nazionalismo e l'uso strategico dei media pubblici, richiamando alla memoria metodi di propaganda in cui la tv di Stato diventa cassa di risonanza per un'unica, rigorosa identità collettiva.

Il Partito Democratico ha presentato un'interrogazione parlamentare per denunciare la soppressione di un presidio fondamentale per la divulgazione e la didattica. Ancora più duro il Movimento 5 Stelle, con Barbara Floridia che ha puntato il dito contro lo smantellamento di un pilastro educativo in favore di una «narrazione identitaria decisa da un governo che da anni ci ha abituato al revisionismo storico».
Ovviamente viale Mazzini e Fratelli d'Italia respingono le accuse, motivando il passaggio come un'evoluzione verso il digitale tramite RaiPlay. Per la maggioranza, il nuovo canale sull'identità italiana risponde perfettamente ai requisiti del contratto di servizio.
Mobilitazione e timori per il futuro
Nonostante le rassicurazioni aziendali sulla salvaguardia dei contenuti educativi on demand, la decisione continua a sollevare forti perplessità sulla direzione culturale impressa al servizio pubblico. A testimoniare il clima di sfiducia e la centralità della posta in gioco, una petizione su Change.org per salvare Rai Scuola ha già superato le 56.000 firme.
In un momento storico in cui la scuola e la ricerca avrebbero bisogno di investimenti strutturali e stabilità, la scelta di sacrificare un canale didattico storico per fare spazio a un format incentrato sui confini e sulle tradizioni nazionali appare a molti come un segnale inequivocabile: la cultura pubblica viene piegata, un tassello alla volta, alle esigenze della retorica sovranista.
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