I custodi delle perdite altrui


C'è un vizio antico che spinge chi siede su poltrone blindate a salire in cattedra per fare la morale a chi lavora nel servizio pubblico. L'ultimo esempio arriva da Maurizio Belpietro, pronto a pontificare su come funzionerebbe una presunta "azienda privata" e a invocare l'allontanamento di firme storiche della RAI come Sigfrido Ranucci, reo di essere un intoccabile "di sinistra".



Prima di impartire lezioni di management aziendale e di sputare sentenze sul merito, converrebbe fare i conti con la realtà. Quella vera, fatta di cifre, bilanci e tabelle contabili.

Il ritornello preferito dei censori da tastiera è sempre lo stesso: "In un'azienda privata, uno così lo avrebbero cacciato a calci in culo". Una frase a effetto, buona per scaldare la tifoseria ma smentita dai fatti quando a essere passati al setaccio sono proprio i bilanci di casa loro.
Perché se vogliamo parlare di come un'impresa privata (o una società editrice di mercato) tratterebbe un direttore che accumula voragini finanziarie, basterebbe guardare in casa propria. Nel 2022, la SEI (Società Editrice Italiana S.p.A.) guidata da Maurizio Belpietro ha chiuso il bilancio con una perdita netta pari a 2.346.815 euro. Oltre due milioni e trecentomila euro di passivo.
Applicando la stessa spietata logica da "azienda privata" sbandierata con tanta spavalderia contro i programmi della tv di Stato, un amministratore o un direttore responsabile di un simile risultato di bilancio non solo avrebbe ricevuto ben più di qualche critica, ma avrebbe dovuto lasciare la plancia di comando a tempo di record. Eppure, a targhe alterne, il fallimento economico non scalfisce mai le poltrone giuste.

Il bersaglio della polemica è, neanche a dirlo, Sigfrido Ranucci e la sua squadra di Report. La tesi è che nella televisione pubblica si sguazzi nell'inefficienza e nel paracadute politico perpetuo. Peccato che la realtà dei fatti smonti completamente la narrazione di comodo.
Report non è un buco nero che vive parassitariamente sulle spalle del canone senza produrre valore; al contrario, è una delle trasmissioni di punta che non solo garantisce ascolti oceanici e un ruolo centrale all'informazione d'inchiesta nel servizio pubblico, ma genera profitti e un ritorno d'immagine e commerciale rilevantissimo per la Rai.
Chi accusa la Rai di sperpero dimentica comodamente che il giornalismo d'inchiesta indipendente fa gola al mercato, attira investimenti pubblicitari e risponde a un obbligo costituzionale di trasparenza verso i cittadini.
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