Il caro benzina e l'eterna illusione delle accise


Era il 2018. Alla vigilia delle elezioni politiche di quell'anno, Matteo Salvini rese centrale nella sua comunicazione la battaglia contro il carovita alla pompa, promettendo ripetutamente nei comizi e sui social che, non appena arrivato al governo, avrebbe cancellato le accise sulla benzina già durante il primo Consiglio dei ministri.
In realtà le accise da lui citate none esistevano già più, dato che nel 1995 erano state accorpate in un un'unica voce indefinita. E di certo non sono mai state annullate, nonostante lui abbia vinto per ben due volte.
In quel periodo (tra la primavera e l'estate del 2018), il prezzo medio della benzina oscillava indicativamente intorno agli 1,55 euro al litro nella modalità self-service. Una cifra che all'epoca appariva elevata agli automobilisti, ma che impallidisce di fronte ai successivi picchi registrati negli anni seguenti, complici le crisi internazionali e le tensioni geopolitiche.


La realtà è che dalle parole non si è mai passati ai fatti. Nessun governo di destra ha proceduto a una sterilizzazione strutturale o a un'abolizione definitiva delle imposte sui carburanti. L'unico vero alleggerimento consistente si è visto nel 2022 con il governo Draghi (il cosiddetto "taglio delle accise" fino a circa 30 centesimi al litro comprensivi di IVA), misura che però è stata progressivamente ridotta e infine azzerata all'inizio del 2023 dall'esecutivo successivo, di cui Salvini faceva parte.
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