Il Pogrom del parco Colle Oppio del 1995: la ferita dimenticata di Roma


Prima che la narrazione pubblica italiana iniziasse a confrontarsi apertamente con l'omofobia strutturale, la cronaca nera degli anni Novanta ha registrato episodi di violenza politica e squadrista che sono stati a lungo rimossi dalla memoria collettiva. Il caso più emblematico si verificò nella notte tra il 19 e il 20 settembre 1995 al Parco del Colle Oppio, a poche centinaia di metri dal Colosseo a Roma, allora noto come luogo di battuage e ritrovo notturno informale per la comunità gay della capitale.

Quella notte, un gruppo organizzato di circa quindici neofascisti armati di bastoni, catene e cinghie compì una vera e propria spedizione punitiva all'interno del parco. L'aggressione, durata diversi minuti, provocò il ferimento grave di cinque persone e la morte del quarantunenne riminese Alfredo Ormando, che riuscì a salvarsi dal massacro ma rimase segnato da quel clima di terrore che lo avrebbe portato, tre anni dopo, nel gennaio 1998, a darsi fuoco in Piazza San Pietro per protestare contro la condanna morale dell'omosessualità da parte delle gerarchie ecclesiastiche.

L'episodio del Colle Oppio rappresentò uno spartiacque per il movimento LGBTQ+ italiano. Per la prima volta, le associazioni locali e l'Arcigay organizzarono una manifestazione di protesta notturna nel luogo dell'aggressione, portando in piazza oltre tremila persone per denunciare l'assenza di tutele legali e il clima di impunità che circondava i reati d'odio. Le indagini Portarono alla condanna di alcuni degli aggressori, legati ad ambienti dell'estrema destra romana, ma la vicenda giudiziaria mise in luce l'inadeguatezza degli strumenti normativi dell'epoca per perseguire le discriminazioni basate sull'orientamento sessuale.
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