Il vittimismo cosmico di Mario Adinolfi


La comunicazione social di Mario Adinolfi si muove da sempre sul crinale sottile tra il populismo etico, la ricerca costante della provocazione e una narrazione marcatamente vittimistica. L'ultimo post pubblicato sui suoi canali social, scaturito dalla sua recente vicenda giudiziaria legata a indagini sulle scommesse e misure restrittive (gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico), offre un campionario pressoché perfetto di distorsione della realtà, cortine fumogene complottiste e pericolosi accostamenti ideologici.



Analizzando il testo del post, emergono tre nodi fondamentali attorno a cui si sviluppa la retorica adinolfiana: la spettacolarizzazione della giustizia dipinta come persecuzione personale, il ricorso al nemico esterno (la "mafia islamica") e la riabilitazione surreale di figure radiate dagli ordini professionali come Silvana De Mari, presentate falsamente come "martiri della verità".

Nel suo sfogo, Adinolfi lamenta una restrizione drastica della propria libertà — arrivando a rivendicare l'ora d'aria o la possibilità di andare a messa — e dipinge la misura cautelare non come un atto dovuto nell'ambito di un'indagine, ma come il frutto di una congiura.
La formula è quella classica del populismo giudiziario: quando si è coinvolti in un'inchiesta scomoda, la magistratura non sta semplicemente applicando la legge o accertando i fatti, ma sta eseguendo un mandato dei "poteri forti". Adinolfi parla esplicitamente di: interessi massonici, personalità miliardarie mediaticamente potentissime e mafie islamiche che collocherebbe in presunta connessione con "pezzi delle nostre istituzioni".
È il classico schema narrativo in cui l'indagato si trasforma automaticamente in un perseguitato politico, morale e spirituale. Un espediente retorico che sposta l'asse del discorso: dai fatti contestati (la presunta truffa legata al sistema di scommesse) alla presunta grandezza dei nemici che lo avrebbero messo nel mirino. Se ti indagarono, insinua la narrazione, è solo perché hai "toccato i poteri forti".

Il passaggio forse più grave e strumentale del post è l'inserimento, del tutto arbitrario e privo di riscontri istituzionali o giudiziari seri legati al suo caso specifico, delle cosiddette "mafie islamiche".
Incolpare genericamente i musulmani o evocare minacce islamiste per giustificare o fare da contrappunto a una vicenda giudiziaria di natura economica e legata al mondo delle scommesse risponde a una precisa cifra propagandistica: la islamofobia militante come rifugio identitario.
Quando la propria posizione si fa complessa, l'uso della minaccia dello "straniero" o del "nemico di civiltà" serve a compattare il proprio bacino elettorale e a sollevare il furore ideologico della base. Si mescolano piani completamente estranei — un'inchiesta giudiziaria domestica sulle scommesse, la geopolitica di Ceuta, la narrativa dello "scontro di civiltà" e i libri autoprodotti o bloccati — creando un calderone indistinto in cui l'avversario di turno coincide sempre con il migrante, il musulmano o il "pensiero unico".

Verso la fine del post, la deriva cospirazionista tocca il picco sanitario e culturale. Adinolfi tira in ballo i suoi libri censurati o ostacolati su Amazon e, immancabilmente, evoca Silvana De Mari, scrivendo la frase surreale: "Silvana fu radiata dall'Ordine dei Medici per aver detto la verità".
Questa affermazione rappresenta una patente falsificazione della realtà fattuale e deontologica. La radiazione: Silvana De Mari non è stata sanzionata o radiata per aver "detto la verità", bensì a seguito di procedimenti disciplinari formali da parte dell'Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri (come quello di Torino). I provvedimenti punitivi sono arrivati a causa di dichiarazioni pubbliche ritenute gravemente lesive del decoro professionale, basate su tesi antiscientifiche, discriminatorie e prive di qualsiasi riscontro nella medicina basata sulle evidenze (dalle teorie bizzarre e omofobe sull'omosessualità considerata una "patologia" curabile, fino alle posizioni negazioniste o minimizzatrici sulla pandemia e sui vaccini).
Presentare un medico radiato per aver diffuso pseudoscienza e messaggi d'odio come un moderno Galilei perseguitato dall'Inquisizione è l'ennesimo tassello di un racconto antiscientifico e anti-istituzionale. La scienza e la medicina non funzionano a "verità rivelate" o a opinioni personali ideologiche, ma a protocolli verificabili e tutela della salute pubblica.
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