La fabbrica della sfiducia


L'Italia populista pare un girone infernale in cui i social sono diventati un palcoscenico in cui la polarizzazione e la semplificazione estrema la fanno da padrone. Un esempio emblematico di questa tendenza è rintracciabile in un recente post pubblicato su X da Simone Pillon, il quale si scaglia contro la televisione spagnola e il governo di Pedro Sánchez riguardo alla gestione della copertura mediatica sul confine di Ceuta.



Nel suo intervento social, Pillon accusa apertamente l'emittente pubblica spagnola di mettere in scena una vera e propria farsa mediatica. Secondo la sua ricostruzione, la troupe televisiva avrebbe "preso un minorenne" per farlo girare seguendo un copione prestabilito, al fine di spacciarlo per una ripresa spontanea e drammatizzare l'arrivo dei minori migranti. L'affondo si chiude con un appello tipico della retorica populista della rete: "Fate girare, smascheriamo questi buffoni".

Questo tipo di comunicazione critica non si limita a contestare una specifica notizia o un servizio giornalistico, ma punta a un obiettivo ben più profondo e pericoloso: screditare radicalmente il principio stesso di un'informazione libera e istituzionale, etichettandola aprioristicamente come "propaganda di regime".

Analizzando la struttura e i toni del messaggio, emergono diverse criticità tipiche della disinformazione politica online. L'accusa di aver "costruito" un servizio a tavolino viene lanciata in modo assertivo, senza fornire riscontri oggettivi, prove documentali o verifiche puntuali. C'è un video dentestualizzato spacciato per prova definitiva.
Inoltre, il riferimento alla "TV spagnola di Sanchez" personalizza l'emittente pubblica trasformandola, nella narrazione, in un organo di partito o di governo, ignorando il ruolo di autonomia editoriale che i media pubblici dovrebbero idealmente mantenere.
C'è poi l'immancabile retorica dell'indignazione e del complotto. Espressioni come "si segue il copione" o l'invito a "smascherare questi buffoni" servono a mobilitare la base digitale facendo leva sulla pancia e sulla rabbia, piuttosto che sul confronto argomentato dei fatti.
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