La retorica del doppio standard: analisi critica del post di Luigi Carollo

Il post pubblicato sui social da Luigi Carollo offre un campionario esemplare di quella propaganda politica che sfrutta la polarizzazione, l'attacco strumentale al femminismo e la delegittimazione delle minoranze per catturare consenso.

Sotto una patina di presunta indignazione per il rispetto istituzionale, il testo svela una struttura argomentativa debole, intrisa di retorica offensiva.
Il suo post si apre con il classico interrogativo capzioso: "Poi le femministe dove sono?". Carollo costruisce un sillogismo fallace accusando il movimento femminista di incoerenza perché non difenderebbe la Presidente del Consiglio di fronte alle critiche relative all'aspetto fisico o alle vacanze. Questo approccio ignora deliberatamente la natura stessa del femminismo, che non si fonda sulla difesa acritica di qualsiasi donna in quanto tale, indipendentemente dalle sue idee politiche o dal suo operato di potere, ma sulla decostruzione dei rapporti di potere patriarcali e sulla promozione dei diritti collettivi. Ridurre il femminismo alla solidarietà trasversale verso una figura istituzionale di destra — che peraltro adotta spesso agende politiche distanti dai diritti di genere — è un tentativo grossolano di svuotare il termine di senso.
Il passaggio forse più violento e rivelatore della bassa qualità del discorso si rintraccia quando l'autore scivola nella caricatura grottesca: "...per raccattare 4 voti si inventano pure che l'identità di specie è un diritto...".
Questa espressione costituisce un attacco diretto, denigratorio e profondamente transfobico nei confronti delle persone transessuali e non binarie. Ridurre le lotte per l'autodeterminazione dell'identità di genere a un'assurdità ("l'identità di specie") non è solo un argomento fantoccio (straw man argument), ma un'operazione deliberata di disumanizzazione. L'obiettivo è sbeffeggiare chi richiede tutele civili, dipingendo le istanze LGBTQ+ come bizzarri capricci elettorali anziché come diritti umani fondamentali.
Toni allarmistici e propaganda populista
La chiusura del testo tocca i toni tipici del catastrofismo populista: definire la sinistra mondiale "un cancro per la società" sposta il confronto politico dal piano democratico del disaccordo a quello sanitario e bellico della soppressione (si usa una metafora oncologica per delegittimare l'esistenza stessa dell'avversario politico). Carollo si rivolge direttamente alle persone queer invitandole ad "aprire gli occhi" contro un presunto sfruttamento elettorale della sinistra, ignorando ipocritamente che le uniche forze a negare sistematicamente diritti e tutele a questa stessa comunità sono proprio quelle collocate nel'area politica che lui promuove.