Lo scomposto attacco di Pillon a Report

Il leghista Simone Pillon pare felice di come il Governo Meloni stia attaccando la libertà di informazione, forse cercando vendetta per quando Report gli chiese conto dei fondi russi che lui avrebbe smistato ai gruppi nazionalisti di mezza Europa.
Con i suoi soliti toni polemici, oggi scrive:

Nonostante sia un avvocato, Pillon finge di ignorare (o di non comprendere) la differenza fondamentale tra un procedimento penale — che per i reati perseguibili d'ufficio come un attentato si attiva automaticamente grazie all'intervento della magistratura e delle forze dell'ordine — e un contenzioso di lavoro o civile, dove spetta alla parte lesa promuovere l'azione legale per tutelare i propri diritti professionali e contrattuali.
Adombrare il sospetto che Sigfrido Ranucci debba intraprendere azioni legali contro i "mandanti e gli esecutori dell'attentato" equivale a pretendere che un cittadino o un giornalista si sostituisca agli organi inquirenti dello Stato, ribaltando grottescamente il principio della separazione dei ruoli tra la giustizia penale e la tutela lavorativa. Del resto, il tweet del politico leghista strumentalizza maldestramente il titolo di un articolo ("Report: ora lo scontro si fa legale. Ranucci trascina la Rai in tribunale"), estrapolandolo dal contesto per alimentare una narrazione capziosa che confonde il grave clima intimidatorio subito con le legittime tutele messe in campo contro l'azienda.