Quando lo Stato (non) è uguale per tutti


Se a qualcuno di voi capitasse di stare male in vacanza, potreste davvero credere che la Farnesina si offrirebbe di rimpatriarvi con un volo di Stato? E che vi invierebbe due medici direttamente dal Policlinico Gemelli, così come sta facendo oggi con Alessandro Di Battista?
Oppure la casta è rimasta tale e quale, e ai politici viene riservato un trattamento di favore, confermando che oggi i nostri rappresentanti si comportano esattamente come dei nuovi "Marchesi del Grillo"?



La questione non riguarda l'emergenza sanitaria in sé – di fronte alla quale ogni cittadino dovrebbe avere diritto alle cure – ma la disparità di trattamento. Quando un cittadino comune si trova in difficoltà all'estero, la macchina della burocrazia si muove spesso con lentezza, lasciando famiglie intere a fare i conti con assicurazioni private, consolati oberati e costi proibitivi per il rimpatrio sanitario. Al contrario, basta un nome noto o un passaporto istituzionale per attivare canali d'eccellenza immediati. Un cortocircuito che stride fortemente con la retorica dell'uguaglianza di fronte alla legge e ai servizi pubblici.

Il celebre motto "Io so' io e voi non siete un cazzo" sembra trovare una rinnovata e amara attualità nella gestione dei piccoli e grandi privilegi della politica contemporanea. Ogni volta che emerge un caso di questo tipo, si ripropone la stessa distanza siderale tra il Paese reale, che affronta le difficoltà quotidiane a proprie spese, e una classe dirigente che continua a considerare le istituzioni come una corsia preferenziale personale.
Ovviamente auguriamo a Di Battista una pronta guarigione, ma questo non cancella l'inaccettabile divario vissuto da chi non appartiene alla casta.
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