Sardone, il crocifisso e il cortocircuito: senza i bengalesi Venezia si ferma, ma lei li vuole cacciare


È ostentando un crocifisso al collo che Silvia Sardone è tornata a chiamare i fondamentalisti cattolici all'intolleranza, come se fosse un ayatollah sulla cima di un minareto.
Quest'oggi urla che a lei non sta bene che ai bengalesi possa essere riconosciuto il loro diritto di sciopero, arrivando a mistificare la protesta sindacale e civile pur di dipingerla come un minaccioso "ricatto" per ottenere una moschea. E neppure accetta che possano richiamare i valori costituzionali, i quali non giustificano il suo pretendere un divieto alla libertà di culto sulla base del suo odio religioso.



Probabilmente senza volerlo, la Sardone ha ammesso che quei bengalesi servono. A detta sua, senza il loro sfruttamento la città si fermerebbe, anche se lei continua a promettere che li deporterà tutti perché ritenuti di etnia sgradita ai suoi elettori. E chissà perché non prova neppure a sostenere che milioni di veneziani sarebbero prontissimi a candidarsi per quei posti di lavoro, preferendo lamentarsi perché agli sfruttati non viene impedito di poter scioperare.

Infine, fa sorridere amaramente vederla invocare a gran voce il "rispetto delle leggi e dei nostri valori": proprio lei che calpesta regolarmente quegli stessi articoli della Costituzione (l'8 e il 19) che tutelano la libertà di culto e l'uguaglianza dei cittadini, dimostrando come per la destra la legalità diventi un mantra da sventolare solo quando si tratta di negare diritti e calpestare le minoranze.

Ad usare un crocefisso è anche la leghista Anna Cisint. Secondo la sua narrazione, non esisterebbe mussulmano che non sia fondamentalista. Peccato, però, che sia il loro ex segretario a proporre un divieto all'aborto, un divieto all'eterosessualità e formazione militare nelle scuole...



Curiosa è la sua teoria per cui le moschee sarebbero abusive, dette mentre si canta id come il loro partito voglia negare ogni concessione. In pratica, si vanta delle più ovvie conseguenze delle loro violazioni al principio di libertà religiosa sancito dalla nostra Costituzione.
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