Australia: il governo si scusa per le persecuzioni subite dai veterani LGBTQ+

Anche l’Australia si prepara a porre formalmente le proprie scuse al personale della Difesa e ai veterani LGBTQ+ colpiti da storiche discriminazioni. L’annuncio ufficiale arriva mentre il Parlamento è impegnato nell'esame delle riforme della giustizia militare, nate in seguito alla Commissione Reale sui suicidi nelle Forze Armate e tra i veterani.
Per decenni, all’interno delle Forze Armate australiane (ADF), i membri gay, bisessuali e transgender hanno vissuto nel timore di indagini, congedi forzati, pressioni a rassegnare le dimissioni o sanzioni disciplinari basate unicamente sul loro orientamento sessuale o sulla loro identità di genere. Il divieto formale che impediva a gay e lesbiche di servire apertamente il Paese è stato revocato solo nel 1992. Fino ad allora, la vita privata del personale veniva scandagliata, arrivando persino a interrogatori sui colleghi sospettati di fare parte della comunità LGBTQ+.
Oltre le condanne: il dramma dei congedi amministrativi
Il provvedimento del governo punta a sanare una ferita profonda, consentendo ai veterani coinvolti di far annotare i propri fascicoli militari. In questo modo, i casi in cui il congedo o il trattamento ricevuto derivavano da politiche oggi obsolete e non più reato verranno riconsiderati, offrendo un riconoscimento formale a chi non è mai stato condannato penalmente ma è stato comunque estromesso dalla carriera militare.
Sul punto è intervenuto David Gibson, presidente di “GLBTI Rights in Ageing” ed ex ufficiale dell'esercito congedato a causa del proprio orientamento: audito dalla commissione d'inchiesta del Senato, ha sottolineato l'importanza di non limitarsi a considerare solo le condanne formali. «Se avessimo riconosciuto solo le condanne penali, trascurando le persone gestite tramite procedure amministrative, avremmo rischiato di creare un altro gruppo di veterani dimenticati», ha dichiarato, ricordando come le pressioni, i congedi e le dimissioni forzate trasmettessero tutti un unico, inequivocabile messaggio: non c'era posto per loro nelle forze armate.
La commissione senatoriale ha così raccomandato di correggere i registri storici della Difesa, di validare il servizio prestato da queste persone e di promuovere scuse ufficiali da parte del governo, chiedendo inoltre il rilascio di uno specifico “Attestato di servizio onorevole”. Da parte sua, il Dipartimento della Difesa ha fatto sapere che gli attestati sono già richiedibili e che i registri possono essere modificati per riflettere una natura “senza addebito di colpa”.
Scuse sì, ma il risarcimento economico resta un miraggio
Nonostante il plauso per le imminenti scuse – che, auspicano i veterani, dovrebbero arrivare direttamente dal Primo Ministro Anthony Albanese –, resta aperto il capitolo economico. Su questo fronte, al momento, governo e commissione non si sono esposti.
Una mancanza non di poco conto, sottolineata con forza dalle associazioni e dalla politica. Rodney Croome, portavoce di Just.Equal Australia, ha ribadito che le scuse sono un traguardo fondamentale, ma che un reale risarcimento dovrebbe tenere conto delle conseguenze materiali patite dal personale: «I veterani LGBTIQA+ che hanno subito discriminazioni, inclusa la radiazione con disonore, hanno perso il lavoro, il reddito e talvolta la casa, oltre a subire una perdita di autostima e, in alcuni casi, gravi ripercussioni sulla salute mentale».
Sulla stessa linea il senatore dei Verdi Nick McKim, che ha chiesto l'apertura di un’indagine per definire eventuali forme di indennizzo, prendendo a modello i programmi di risarcimento già attivati in Paesi come Canada e Regno Unito per chi ha subito ingiustizie analoghe.