La doppia morale di Jacopo Coghe

Secondo le teorie di Jacopo Coghe, un genitore omofobo avrebbe ogni diritto di non essere intralciato nella corruzione dei propri figli alla discriminazione. Quando si parla però di un malato che preferisce il fine vita a una lunga agonia, la libertà di scelta scompare e lo si vorrebbe costringere a soffrire per imporgli le proprie convinzioni ideologiche.
In un post pubblicato sul social di Elon Musk, Coghe ha attaccato la decisione della Regione Veneto di approvare una legge sul suicidio assistito con i voti di parte della destra (Lega e Forza Italia a favore, Fratelli d'Italia contro, per un totale di 32 sì, 14 no e 5 astenuti). Nel suo intervento, il portavoce di Provita Onlus sostiene che la scelta di una morte dignitosa sarebbe una falsa libertà, causata dalla carenza di cure palliative h24 nei reparti regionali, e chiede apertamente al Governo di impugnare la legge.

Chissà se Jacopo Coghe ha mai messo piede in un reparto di medicina interna, in un reparto di oncologia o in un hospice, data la saccenza e l'arroganza con cui giudica le decisioni di chi vive condizioni di sofferenza estrema. Decisioni che lui vorrebbe rendere reato, lasciando il dolore come unica opzione obbligata.
Non meno deprecabile è il suo tentativo di spacciare le cure palliative come una soluzione universale. Negare che i farmaci abbiano limiti in determinate situazioni cliniche e sostenere che la morfina basti a restituire dignità a qualsiasi malato terminale equivale a una truffa intellettuale.
L'argomentazione di Coghe rivela infine tutta la sua ipocrisia: se anche tutti i reparti del Veneto fossero attrezzati per fornire cure palliative 24 ore su 24, si dichiarerebbe favorevole al suicidio assistito nei casi in cui la sofferenza persiste? Se la risposta è no, allora il richiamo alla mancanza di strutture è solo un pretesto retorico per mascherare una posizione dogmatica.