Da “mafioso di Arcore” a socio di governo: Malpensa intitolata a Berlusconi benedetta da Salvini

La politica non ha memoria. Lo dimostra la cerimonia andata in scena all’aeroporto di Milano Malpensa, ufficialmente intitolato a Silvio Berlusconi. Un evento blindato e celebrato in pompa magna al Terminal 1, alla presenza delle massime cariche istituzionali e dei vertici del centrodestra. Tra i protagonisti in prima fila, insieme a Tajani e a La Russa, c’era anche Matteo Salvini, il quale ha polemizzato pr la scelta del sindaco Giuseppe Sala di disertare l'appuntamento.
Oggi Salvini loda «i meriti storici e innegabili» del Cavaliere, invocando la pacificazione e l'unità della politica nel nome del fondatore di Forza Italia. Ma per chi ha buona memoria, o semplicemente sfogli l'archivio polveroso della Seconda Repubblica, farà strano veder Savini pronto ad applaudire a Berlusconi dopo che il suo partito lo ha attaccato per anni a suon di accuse pesantissime, insulti giudiziari e forzature verbali.

La Padania, le 10 domande e il "partito del mafioso"
Correva la fine degli anni Novanta e i primi anni Duemila. La Lega non era ancora il partito sovranista nazionalista di oggi, ma il Carroccio duro e puro della secessione, della lotta ai "romani" e, soprattutto, dell'intransigenza morale (fatta a modo loro) contro i partiti tradizionali. E il bersaglio grosso, manco a dirlo, era proprio Silvio Berlusconi, considerato il rappresentante di un sistema "meridionale" e affaristico incompatibile con il Nord padano.
Gli archivi di quegli anni grondano di polemiche feroci. Celebre fu la campagna de La Padania – il quotidiano ufficiale del partito in cui lo stesso Matteo Salvini scriveva e muoveva i primi passi da dirigente politico e giornalista – che arrivò a pubblicare le famose "10 domande" a Berlusconi, in cui si chiedeva conto dei rapporti tra la Fininvest, i capitali d'origine dubbia e le ombre di Cosa nostra, evocando figure come Vittorio Mangano.
Dall'oratoria di Umberto Bossi partivano definizioni e anatemi durissimi: il Cavaliere veniva bollato pubblicamente come il «mafioso di Arcore» o il capo del «polo palermitano», accusato di aver «comprato i parlamentari» e di rappresentare gli interessi peggiori del Paese. La Lega sfilava in piazza urlando contro il "piduista" e il "delinquente", e i militanti leghisti imparavano a considerare Berlusconi il male assoluto. Anni di querele milionarie, cause civili e insulti reciproci che poi, con il mutare degli equilibri e la necessità di spartirsi il potere, si sono sciolti come neve al sole grazie a un cessate il fuoco notarile e a un'alleanza elettorale che dura, tra alti e bassi, da oltre vent'anni.
"Mai più con lui": i giuramenti traditi di Salvini
A rendere il tutto ancora più surreale, non ci sono soltanto le giovanili intemperanze del vecchio Carroccio anti-sistema, ma anche la storia politica più recente dello stesso Salvini. Negli anni successivi alla discesa in campo del leader leghista come segretario federale (2013), i rapporti con il Cavaliere non sono stati affatto lineari. Anzi, in più occasioni Salvini ha tuonato con forza dai microfoni delle piazze e dei talk show, giurando e spergiurando che non si sarebbe mai più alleato con Silvio Berlusconi, accusato di aver tradito le istanze del Nord, di essere politicamente finito e di rappresentare il vecchio che avanza. «Mai più insieme a Berlusconi, con lui abbiamo chiuso», ripeteva a intervalli regolari per accreditare la Lega come forza autonoma e populista pura, slegata dai vecchi compromessi della Seconda Repubblica. Promesse solenni, puntualmente spazzate via dalle successive convenienze elettorali e dalla realpolitik, che hanno trasformato il "mai più" in un governo di coalizione permanente.
Memoria corta e targhe aeroportuali
Eppure, risentire oggi le parole di Salvini a Malpensa fa impressione. Il leader della Lega che bacchetta le opposizioni e rivendica l'eredità morale e politica di Berlusconi dimentica (o finge di dimenticare) quando quei medesimi palchi venivano usati per dipingere il Cavaliere come il terminale di un sistema colluso.