Dall'intelligenza artificiale al grottesco rap: cronaca di una campagna elettorale sotto la soglia del paradosso


La campagna elettorale per la guida di Milano si è già trasformata in un esercizio di demenzialità digitale e populismo da algoritmo. Al centro di questa deriva mediatica c'è Silvia Sardone, vicesegretaria della Lega ed eurodeputata, decisa a correre per la poltrona di sindaco attraverso una strategia comunicativa che sembra aver completamente reciso ogni legame con la realtà politica, rifugiandosi nel regno del kitsch e della propaganda più becera.

Il viaggio nei bassifondi di questa comunicazione parte da lontano, ma trova il suo apice visivo e concettuale in un cortometraggio animato pubblicato sull'account TikTok ufficiale del Carroccio. Nel filmato, generato interamente tramite intelligenza artificiale, Sardone viene dipinta come una versione meneghina e verde Padania di Supergirl. Con un caschetto biondo plastificato e un tailleur rigorosamente in tinta, la candidata cammina minacciosa davanti al Duomo mentre lo slogan «Silvia pensaci tu» campeggia in sovraimpressione.
La narrazione visiva scivola rapidamente nel registro securitario più trito: tra le vie del centro, la "supereroina" incrocia tre giovani in tuta – definiti senza mezzi termini i «maranza di Milano» – immortalati mentre imbrattano i muri con bombolette spray. A quel punto si consuma la metamorfosi pop-trash: Sardone indossa un mantello verde e, brandendo onde energetiche degne di un cartone animato di Dragon Ball, sconfigge i presunti criminali della città prima di spiccare il volo verso cieli più sicuri.
Una rappresentazione talmente surreale, infantile e decontestualizzata dai reali problemi urbani da scatenare l'ilarità e lo sconcerto persino sul web: tra i commenti degli utenti su TikTok si sprecano lo sconforto («Stiamo messi malissimo») e la constatazione di un livello di bassezza politica ormai senza freni.

Ma se il cartone animato IA poteva sembrare il punto più basso della discesa, la realtà della propaganda leghista è riuscita a fare peggio. L'asticella del ridicolo è stata infatti abbassata ulteriormente da un secondo contenuto virale: un video in cui la stessa Sardone, affiancata da un Matteo Salvini in versione improbabile corista, si cimenta in un vero e proprio pezzo rap dai toni marcatamente anti-stranieri. Tra rime forzate e coreografie rigide davanti a un microfono da studio, i due esponenti politici evocano «clandestini e maranza» trasformando il disagio sociale e la complessità dell'integrazione metropolitana in una macchietta da social network.
Il cortocircuito è evidente. Ridurre il dibattito sulla terza città d'Italia a una saga di supereroi in technicolor e a ritornelli rap intrisi di xenofobia non è soltanto una scelta di cattivo gusto: è la spia di una politica incapace di offrire visioni programmatiche concrete, che preferisce delegare la propria legittimazione a TikTok, puntando sulla pancia dell'elettorato attraverso la spettacolarizzazione dell'odio e la banalizzazione dei problemi.

Non meno contestabile è come Silvia Sardone parrebbe non avere argomenti alternativi al suo astio verso gli stranieri. Pare quasi sia convinta che l'assenza di razzismo sia l'unico problema dei cittadini, che dovrebbero vitarla perché lei odia i mussulmani.

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