Giorgia Meloni, Tommaso Cerno e il "vittimismo" mediatico


Ospite della trasmissione di Nicola Porro, il direttore Tommaso Cerno ha dato sfogo al suo solito vittimismo, sostenendo che il mondo intero celebrerebbe Giorgia Meloni e che gli italiani sarebbero brutti e cattivi a parlarne male.



In realtà, la narrazione di Cerno fa acqua da tutte le parti. Prima di tutto, in Italia la quasi totalità dell'informazione di rilievo – tra servizio pubblico e gruppi editoriali e proprietà private strategiche – è saldamente in mano o vicina alle destre. Parlare di un isolamento mediatico della premier nel nostro Paese appare dunque surreale.
C'è poi il capitolo della percezione estera. È vero il contrario di ciò che sostiene Cerno: soltanto in Italia Giorgia Meloni viene edulcorata e definita di "centrodestra", grazie a un'opera di normalizzazione mediatica interna. Nel resto del mondo, invece, la stampa internazionale e i politologi di fama globale la classificano costantemente e senza esitazioni come esponente della destra radicale o di estrema destra, inserendola nel solco dei movimenti sovranisti ed euroscettici europei.

Infine, non corrisponde al vero che tutti la celebrino, se non guardando esclusivamente ai quotidiani di area:





Fuori da questa bolla autoreferenziale, il dibattito pubblico resta fortemente polarizzato e le critiche alla gestione economica, sociale e sui diritti civili continuano a essere centrali, smentendo la favola del plebiscito unanime.

Non meno indicativo è come Cerno si guardi bene dal citare esempi pratici o presunte leggi che avrebbero realmente migliorato la vita degli italiani. Nel suo ragionamento, il consenso non si misura sui risultati economici o sui servizi, ma viene acriticamente giustificato presupponendo che la destra mondiale ed elettorale debba applaudire promesse muscolari: da quelle di stampo securitario sulle deportazioni e i blocchi navali, fino alle crescenti limitazioni delle libertà personali.
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