Giustizia fai da te e cortocircuiti sovranisti


Il post pubblicato sui social da Silvia Sardone offre l'ennesimo spunto di riflessione su come il dibattito politico attorno al fenomeno migratorio venga pericolosamente distorto. Nel suo messaggio, l'europarlamentare prova a commentare un episodio avvenuto sulla spiaggia di Santa Margherita di Pula, lodando apertamente l'azione di un gruppo di bagnanti che avrebbe "affrontato i migranti prima dello sbarco", costringendo l'imbarcazione a invertire la rotta. Definire "coraggioso" e degno di lode un simile gesto apre a considerazioni critiche profonde, sia sul piano etico che su quello politico.



L'orrore della giustizia fai da te e l'incolumità dei naufraghi
Dal punto di vista umano, appare profondamente disturbante e inaccettabile esaltare azioni in cui dei civili tentano di respingere o rispedire in mare delle persone in difficoltà. Costringere un'imbarcazione carica di naufraghi a fare marcia indietro verso il largo significa mettere direttamente a repentaglio la loro vita, trasformando la spiaggia in un teatro di intolleranza dove si sostituisce il buonsenso e il soccorso elementare con la legge del più forte. La spinta alla "giustizia fai da te" non solo calpesta i principi fondamentali del diritto umanitario e del soccorso in mare, ma sdogana un clima di cinismo in cui la compassione viene del tutto azzerata di fronte a chi cerca salvezza.

Il cortocircuito politico: un clamoroso autogol istituzionale
C'è poi un aspetto squisitamente politico e di governo che rende posizioni come quella di Sardone un vero e proprio autogol per la stessa maggioranza. È paradossale che esponenti politici vicini o appartenenti a forze di governo — che da anni fanno della gestione dei flussi migratori e della sicurezza il proprio cavallo di battaglia politico — finiscano per esultare quando lo Stato di diritto si dissolve, lasciando spazio a iniziative estemporanee dei privati.
Se i cittadini arrivano a bloccare autonomamente gli sbarchi sulle spiagge, la domanda che sorge spontanea è d'obbligo: dov'erano le forze dell'ordine? Lamentarsi della presunta assenza di controlli sul territorio e sulle coste si scontra frontalmente con le responsabilità di chi governa. Se la polizia non era lì a gestire la situazione, la responsabilità politica ed esecutiva ricade direttamente sui vertici del Ministero dell'Interno e, in primis, sul Ministro Matteo Piantedosi. Celebrare il caos dei privati significa, in fondo, ammettere il fallimento delle politiche di sicurezza e controllo statale che la stessa maggioranza promette di garantire da anni.
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