Il bue che dice cornuto all'asino


In un recente post pubblicato sui social, la Lega tuona contro le "fake news e manipolazioni", lamentandosi del fatto che una frase di Matteo Salvini («o ti rassegni o ti attrezzzi») sarebbe stata estrapolata dal contesto per far passare un messaggio diverso da quello reale.



Fin qui, nulla di nuovo: la difesa d'ufficio è un grande classico della comunicazione politica.
Il problema
è la totale mancanza di coerenza. Già, perché la strategia comunicativa della Lega e del suo leader si fonda storicamente e quotidianamente proprio sulla decontestualizzazione sistematica, sulla semplificazione urlata e sulla costruzione di spauracchi inesistenti per sollevare l'indignazione della piazza (e dei social).
Memoria corta? Difficile. Basti pensare alla martellante campagna in cui si sosteneva, senza alcuna aderenza alla realtà dei fatti o dei programmi educativi, che qualcuno volesse "insegnare la masturbazione ai bambini di 3 anni negli asili" — una delle fake news più grottesche e manipolatorie degli ultimi anni, costruita ad arte stravolgendo linee guida internazionali o progetti pedagogici per scopi di propaganda.
Eppure oggi il copione si capovolge: di fronte alle critiche per le uscite di Salvini, si alza la voce minacciando querele e azioni legali "nelle sedi competenti" contro chiunque diffonda o rilanci contenuti giudicati lesivi. In pratica: la decontestualizzazione è un'arma legittima e quotidiana quando la usano loro per fare propaganda, ma diventa un illecito da portare in tribunale se qualcun altro la usa per criticare i loro stessi virgolettati.

Non meno evidente è quanto sia facile archiviare le contestazioni asserendo che sarebbero tutte fake-news. Perché è vero che Salvini lo farà per comportarsi esattamente come Donald Trump, ma è molro semplicistico asserire che non binerebbe credere a tutto ciò che non sia detto da loro.

Commenti