Il laboratorio della radicalità: cosa c’è davvero nel programma dell’AfD in Sassonia-Anhalt

A guardare le agende politiche dell’estrema destra europea, capita spesso di imbattersi in cataloghi di proclami ideologici destinati a rimanere sulla carta. Ma il programma presentato dalla sezione della Sassonia-Anhalt di Alternative für Deutschland (AfD) – un partito classificato dal Verfassungsschutz tedesco come organizzazione di estrema destra accertata – va oltre la semplice propaganda. È un documento che delinea un progetto organico di controrivoluzione culturale, sociale e istituzionale, pensato per smantellare i pilastri della democrazia liberale laddove la forza politica ne offra l'opportunità.
Non si tratta di una semplice raccolta di slogan estemporanei, bensì di un manifesto che colpisce al cuore i diritti fondamentali, l'inclusione e il pluralismo, sfruttando cinicamente le paure e le insoddisfazioni sociali.
La scuola come fortino identitario e la ghettizzazione dei vulnerabili
Il settore dell’istruzione è forse il terreno in cui l'ideologia dell'AfD mostra il suo volto più regressivo e punitivo. La proposta di introdurre classi separate per disabili e rifugiati non è una misura di efficienza didattica, ma un ritorno a una pedagogia della segregazione. L'obiettivo è riaffermare un'idea di purezza e "omogeneità" del corpo studentesco, espellendo tutto ciò che non rientra in un canone identitario rigido e anacronistico.
A ciò si aggiunge l'attacco frontale alla memoria storica: ridimensionare lo studio del nazismo significa rimuovere gli anticorpi democratici che la Germania ha faticosamente costruito dal dopoguerra in poi. Di pari passo, la cancellazione di programmi come “scuola senza razzismo” e il divieto assoluto di menzione per il mondo LGBTQ+ mirano a imporre un pensiero unico confessionale-tradizionalista, cancellando la pluralità della società contemporanea e trasformando le aule scolastiche in spazi di indottrinamento nazionalista.
Il mito della "remigrazione" e l'illusione della fortezza etnica
Sul fronte dell'immigrazione, il programma sfocia apertamente nella xenofobia istituzionalizzata. L'idea di un’“offensiva di espulsione e remigrazione” – concetto che flirta palesemente con la pulizia etnica e la deportazione di massa di cittadini stranieri o di origine straniera – svela la natura illiberale del movimento.
Il fatto che molte di queste misure (dall'abolizione del diritto d'asilo al ripristino dello ius sanguinis) collidano apertamente con la Legge Fondamentale tedesca e con i trattati internazionali non sminuisce la gravità del messaggio politico. Al contrario, dimostra la volontà di logorare lo Stato di diritto dall'interno, trasformando le istituzioni in strumenti di persecuzione amministrativa contro i più vulnerabili.
L’attacco ai contrappesi democratici e la deriva autoritaria
Il disegno dell'AfD non si limita a colpire le minoranze, ma punta a svuotare i contropesi democratici che reggono la società civile:
- Dalla minaccia di revoca dei contratti con la tv pubblica – un classico manuale autoritario per imbudare l'informazione indipendente – alla volontà di tagliare i fondi e la tassa alle Chiese ree di non allinearsi alla linea identitaria.
- Dalla promozione di una sicurezza muscolare e parastatale fino alle simpatie geopolitiche sfacciatamente sbilanciate verso Mosca, che svelano un'insoffrenza strutturale verso l'architettura dell'Unione Europea e le alleanze occidentali.
Un campanello d'allarme per l'intera democrazia
Ridurre questo programma a una mera provocazione elettorale sarebbe un errore imperdonabile. Anche nei punti in cui le competenze regionali appaiono limitate dalla Costituzione federale, l'esistenza di una forza politica così strutturata, capace di raccogliere consensi di massa, sposta pericolosamente l'asse del discorso pubblico verso la normalizzazione dell'intolleranza.
La Sassonia-Anhalt rischia di diventare un pericoloso laboratorio politico: il banco di prova di un'estrema destra che non vuole più solo protestare contro il sistema, ma intende occuparlo per riscriverne le regole a favore dell'esclusione e della negazione dei diritti universali.
Esulta Matteo Salvini, sostenendo che quella sia la sua idea di Europa:
