Il post choc di Pillon su Charlie Kirk, tra santificazioni e derive mistiche


Il perimetro del dibattito politico e social contemporaneo continua a superare i confini della continenza verbale e dell'analisi laica, spingendosi verso un preoccupante misticismo di parte. Ne è un esempio lampante il messaggio pubblicato su X dall'ex senatore Simone Pillon in occasione del primo anniversario della morte dell'attivista statunitense Charlie Kirk, avvenuta il 10 settembre 2025. Un post che, tra immagini ai limiti del blasfemo e una terminologia pesantemente inadeguata, offre lo spunto per una riflessione critica sulla deriva della comunicazione politica sovranista.



L’iconografia dell'aureola: quando la politica diventa culto
Nel tweet celebrativo, Pillon accompagna il testo con un'illustrazione che ritrae Kirk nelle vesti di un angelo, completo di ali piumate e di una luminosa aureola sospesa sul capo, accompagnato dalla supplica: "Dal cielo prega per noi!".
L'operazione visiva e retorica è chiara: trasformare un militante della destra radicale americana in un martire della fede e della verità, elevandolo a figura di intercessione spirituale. Questa tendenza a "santificare" gli alleati politici non è solo una forzatura di cattivo gusto estetico, ma rappresenta un pericoloso cortocircuito tra la sfera religiosa e quella partitica. Ridurre il dissenso politico a una lotta cosmica tra il bene assoluto e il male, vestendo i propri idoli di attributi propri della agiografia cristiana, svuota di senso sia la politica che la religione stessa, piegandole a strumenti di propaganda identitaria.

L'uso improprio e offensivo del termine "olocausto"
A colpire negativamente non è però solo l'immaginario iconografico, ma la scelta lessicale. Pillon scrive: "Un anno fa la vita di Charlie Kirk veniva offerta in olocausto per la verità".

L'utilizzo della parola "olocausto" fuori dal suo contesto storico e tragico – lo sterminio sistematico del popolo ebraico e di altre minoranze da parte del nazifascismo – costituisce un grave atto di insensibilità culturale. Applicare un termine così denso di orrore millenario alla morte di un attivista politico americano significa banalizzare una tragedia storica ineguagliabile, piegandola a scopi retorici di quartiere. È l'ennesimo esempio di come il lessico della Shoah venga strumentalizzato nel discorso pubblico contemporaneo per drammatizzare vicende di cronaca o di lotta politica, calpestando la memoria storica.

La rimozione del profilo politico: le idee di Charlie Kirk
Santificare acriticamente una figura pubblica significa anche voler rimuovere o edulcorare le idee da essa propugnate in vita. Nel caso di Charlie Kirk, fondatore di Turning Point USA, ci troviamo di fronte a un esponente di spicco del movimento MAGA le cui posizioni hanno spesso varcato il confine della xenofobia e della discriminazione.

Tra le idee promosse da Kirk figurano:

  • Posizioni xenofobe e anti-immigrazione: Kirk ha ripetutamente sostenuto tesi allarmistiche secondo cui i migranti e le minoranze estere mirerebbero a "importare in Occidente valori volti a destabilizzare la civiltà".

  • Negazionismo climatico: Una ferma opposizione alle politiche ambientali, liquidando la crisi climatica come una falsità e difendendo ciecamente l'uso dei combustibili fossili.

  • Retorica reazionaria sui diritti civili: Dalle campagne di forte stampo patriarcale e antifemminista fino alle uscite critiche e stigmatizzanti verso le comunità musulmane e le minoranze.

Celebrare un personaggio del genere attraverso tinte agiografiche e preghiere laiche non fa che confermare la subalternità di una certa destra italiana ai format più tossici e polarizzanti della propaganda d'oltreoceano. Quando la politica abdica al pensiero critico per rifugiarsi nel mito del martire intoccabile, a rimettere le penne sono la verità storica, il rispetto delle parole e la decenza del confronto civile.
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