La deriva della propaganda social: quando la politica usa i meme contro i giornalisti


Non pare conoscere limiti il degrado della comunicazione politica populista. Dopo le controverse campagne basate sull'intelligenza artificiale, la macchina social del partito di Matteo Salvini torna a far discutere con una serie di contenuti che sembrano usciti dalla chat di un adolescente piuttosto che dalla comunicazione ufficiale di una forza di governo.
el mirino dei post c'è questa volta Sigfrido Ranucci, conduttore di Report, preso di mira con una sequenza di meme che evocano scenari grotteschi e minacciosi, tra battute infelici e accostamenti surreali:



Ironizzare in questo modo su un giornalista d'inchiesta parrebbe superare ampiamente la soglia della dialettica politica, sfociando nel dileggio personale.
Viene da chiedersi quale sia il metro di giudizio di chi, sventolando continuamente concetti di legalità e sicurezza, tollera o promuove campagne d'odio digitale contro chi fa informazione scomoda. Soprattutto se si guarda alla storia recente e ai guai giudiziari che hanno coinvolto diversi alleati e figure vicine allo stesso leader della Lega, tra vicende di finanziamenti, scandali giudiziari e inchieste che ben poco hanno a che spartire con la trasparenza sbandierata nei comizi.
Ridurre il dibattito pubblico a una bacheca di meme aggressivi non fa che impoverire il confronto democratico, trasformando il dissenso in un bersaglio da dare in pasto alla gogna della rete.
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