La matematica flessibile di Roberto Vannacci: quando il consenso assolve gli estremi

Commentando il recente successo dell'AfD in Sassonia-Anhalt, Roberto Vannacci ha pubblicato sui social un ragionamento tanto sbrigativo quanto fallace: "Se la metà della popolazione sta con AfD le accuse di estremismo, per definizione, evaporano e svaniscono. L'estremismo sta agli estremi: la metà non può essere estrema".

Una teoria geometrico-politica singolare, secondo cui i concetti di radicalismo e oltranzismo ideologico perderebbero automaticamente la loro natura pericolosa o eversiva nel momento esatto in cui intercettano un consistente consenso numerico. Ma applicare questa formula al vaglio della storia restituisce un paradosso logico disastroso.
Il cortocircuito storico: il caso del nazismo
Se si accettasse per valida la premessa di Vannacci — ovvero che la quantità di voti o di sostegno popolare cancelli l'etichetta di "estremismo" — la conseguenza inevitabile sarebbe una pericolosa rilettura del passato.
Seguendo questa logica, infatti, si dovrebbe sostenere che il nazismo non fu un movimento estremista. Nelle elezioni federali tedesche del novembre 1932, il Partito Nazionalsocialista (NSDAP) ottenne il 33,1% dei consensi, risultando il primo partito del Reichstag. Pchi mesi dopo, nel marzo 1933, forte di una montante e imponente marea popolare e di un consenso di massa, la dittatura di Hitler si insediò e ricevette una massiccia legittimazione plebiscitaria.
Se il volume del consenso popolare fosse il criterio per definire la moderazione politica, un regime totalitario, razzista e imperialista come quello nazista, una volta trasformatosi in un'ondata di maggioranza (o di immenso peso popolare), avrebbe dovuto perdere la qualifica di "estremo". Eppure, la storia insegna che un'ideologia radicale non diventa moderata solo perché un'enorme fetta di cittadini decide di sostenerla: semplicemente, è l'estremismo stesso a diventare di massa.
La confusione tra democrazia e perimetro costituzionale
Il sofisma di Vannacci confonde deliberatamente il consenso democratico (il metodo con cui si misurano i voti) con la natura valoriale di una forza politica (il merito dei programmi). Un partito può vincere le elezioni, registrare percentuali record — come il 43,8% dell'AfD in Sassonia-Anhalt — e godere di un forte radicamento sociale, ma continuare a collocarsi agli estremi dell'arco costituzionale per visione del mondo, posizionamento sui diritti, retorica identitaria e rigetto dei contrappesi democratici.
Ridurre l'estremismo a una questione di centimetri geometrici o di percentuali elettorali serve soltanto a una cosa: ripulire la facciata delle forze radicali attraverso un bagno di folla. Ma la storia dimostra che le idee illiberali non diventano democratiche solo perché finiscono stampate su una scheda votata da milioni di persone.
Quali altri esempi storici di movimenti radicali pensi che vengano oggi "sdoganati" nell'opinione pubblica grazie a questa stessa retorica basata unicamente sui numeri?