La strumentalizzazione del dolore

La destra populista non ha perso tempo nel cercare di strumentalizzare una 13enne che ha subito violenze. Di fronte a un provvedimento che solleva interrogativi legittimi, il dibattito politico e social si è tuttavia rapidamente inabissato nella demagogia più spinta, come dimostrano chiaramente certi post:

Il primo e più evidente cortocircuito del populismo giudiziario risiede nel capovolgimento delle responsabilità istituzionali. Da anni assistiamo a una narrazione in cui la politica – specialmente di stampo conservatore e populista – soffia sul fuoco dell'intolleranza promettendo codici penali più severi, "certezza della pena" e inasprimenti normativi sbandierati come soluzioni salvifiche a ogni piaga sociale.
Tuttavia, quando i giudici applicano le norme processuali vigenti in materia di misure cautelari (valutando parametri come l'incensuratezza, la confessione o il pericolo di reiterazione del reato previsti dal codice di procedura penale), la stessa politica e i suoi megafoni social si scagliano contro la magistratura, accusandola di buonismo. È un gioco delle tre carte inaccettabile: le leggi che regolano la custodia cautelare e i parametri di valutazione del rischio non li scrivono i giudici, ma il Parlamento. Lamentarsi dell'applicazione di un sistema normativo che la politica ha voluto, difeso o tollerato è un esercizio di ipocrisia istituzionale utile solo a sobillare la rabbia della piazza.
Il falso nesso con il referendum sulla giustizia
Nel post analizzato si compie poi un salto logico e temporale del tutto surreale: tirare in ballo l'esito del voto sul referendum sulla giustizia come causa morale della scarcerazione. Questo argomento è del tutto privo di qualsiasi nesso tecnico-giuridico con il caso specifico.
I referendum sulla giustizia (storicamente incentrati su temi quali la separazione delle carriere, la responsabilità civile delle toghe, i limiti alla custodia cautelare per specifici reati o la riforma del CSM) non avrebbero modificato di una virgola i margini di valutazione discrezionale che il giudice, nel pieno rispetto del codice di procedura penale attuale, compie sui singoli indagati in sede di convalida dell'arresto. Usare una riforma ordinamentale o costituzionale come totem ideologico per colpire chi ha votato "NO" al referendum dimostra la volontà cinica di sovrapporre piani completamente estranei pur di fare propaganda politica.
Sfruttare una bambina vittima di violenza per la propaganda
Il profilo più detestabile di questa dinamica comunicativa resta la cinica strumentalizzazione del dolore. Una ragazzina di tredici anni, vittima di un crimine orribile all'interno di un minimarket, viene ridotta a mera arma spuntata nel dibattito politico.
Invece di garantire il massimo riserbo, la tutela e la vicinanza istituzionale a una minore devastata da un tale trauma, la destra politica e i suoi opinionisti da social trasformano la vicenda in un gancio emotivo per attaccare i rivali politici, delegittimare l'intero ordine giudiziario e rilanciare la propria narrativa securitaria.
Si calpestano così non solo il buon senso e il principio di separazione dei poteri, ma anche la dignità elementare della vittima, sacrificata sull'altare di un consenso digitale fondato sulla rabbia e sull'indignazione a comando.