L'assurdo programma annunciato da Adinolfi alla vigilia del carcere

Pochi giorni prima di essere condotto in carcere per aver violato il divieto di poter usare Internet durante gli arresti domiciliari, Mario Adinolfi ha pubblicato un lunghissimo post in cui annuncia il suo programma politico.

Si tratta del solito programma densamente ideologico che mette in luce posizioni marcatamente discriminatorie e restrittive dei diritti civili.
Il programma promette interventi faraonici, come il reddito di maternità da 96.000 euro a figlio o l'assegno alla nascita. A detta sua, lo stato potrebbe comprare bambini attraverso un taglio delle spese militari e alla difesa. In pratica, facendo gli interessi della Russia.
Pretende anche l'uscita dall'Unione Europea e il blocco dei trattati internazionali, uniti alla bizzarra proposta di fondare una Confederazione con Mosca e Vienna guidata dall'inno Adeste Fideles.
Cita poi la censura dei social network per i minori e la volontà di permettere che i medici possano rifiutare trattamenti sanitari sulla base delle loro personali convinzioni.
Tesi omofobe
Nel testo emergono le solite posizioni di stampo omofobo e lesbofobo, fondate sulla negazione e la criminalizzazione dei diritti delle famiglie omogenitoriali e delle identità non conformi:
- "Sul territorio nazionale sono riconosciuti solo due generi: maschile e femminile; è vietata la somministrazione ai minori dei bloccanti della pubertà; sono abolite le carriere alias" (Punto 4). In pratica, vorrebbe cancellar3 per decreto l'identità di genere e l'esistenza delle persone transgender, negando l'accesso a cure mediche raccomandate dalla comunità scientifica internazionale.
- "È vietato affermare o propagandare l’antiscientifica menzogna secondo cui i figli nascono da due mamme o due papà; sono conseguentemente vietate tutte le pratiche di ogni genere e tipo [...] miranti a realizzare forme di omogenitorialità" (Punto 4). Questa tesi non solo delegittima giuridicamente e socialmente i nuclei familiari arcobaleno, ma definisce "menzogna" e vieta la stessa esistenza e tutela dei figli cresciuti da coppie dello stesso sesso.
- "Sono cancellati tutti i finanziamenti e sussidi riconosciuti all’associazionismo Lgbt a partire da quelli stanziati dall’UNAR" (Punto 4), un chiaro intento punitivo volto a isolare le realtà associative che offrono supporto e tutela contro le discriminazioni basate sull'orientamento sessuale.
Tesi razziste e xenofobe
Il testo adotta una narrazione allarmista e securitaria contro i cittadini stranieri, collegando sistematicamente l'immigrazione alla delinquenza e promuovendo una gerarchia di diritti basata su cittadinanza ed etnia:
- "L’Italia accoglierà solo migranti con contratto di lavoro verificato; gli immigrati clandestini saranno respinti e espulsi immediatamente" (Punto 5), accompagnato dal blocco navale dei porti, configurando una totale chiusura umanitaria.
- "Particolare attenzionamento va riservato ai contesti islamici che dimostrino riluttanza ad integrarsi [...] adottando surrettiziamente la sharia e mortificando i diritti delle donne" (Punto 5). La tesi generalizza e colpevolizza un'intera comunità religiosa, associandola a priori a pratiche fuorilegge e anti-costituzionali.
- La proposta secondo cui i figli degli stranieri nati in Italia possano ottenere la cittadinanza solo se avranno "frequentato anche l’ora di insegnamento della religione cattolica" (Punto 5). Si tratta di una misura discriminatoria e confessionali-ricattatoria, che subordina i diritti civili fondamentali all'indottrinamento religioso cattolico.
- La demonizzazione delle attività commerciali straniere (in particolare quelle della comunità bengalese), descritte come "gestite da vari racket stranieri" e associate acriticamente alla mafia (Punto 9), alimentando stereotipi xenofobi di stampo criminalizzante.
Adinolfi sognava di governare l'Italia "dall'Atlantico agli Urali" e di ridisegnare i confini geopolitici mondiali, si è scontrato con un limite geografico assai più ristretto e circoscritto: i confini di una cella del celebre carcere romano. Evidentemente, per chi predica la linea dura contro chi infrange le regole, la scelta di disubbidire ai giudici si è rivelato un peccato non-negoziabile.