Maxi inchiesta sulle chat neonaziste in Italia: minorenni e adulti accusati di istigazione all'odio e terrorismo


Una vasta operazione condotta da Ros e Digos ha portato a perquisizioni in tutta Italia nell'ambito di un'inchiesta coordinata dalle procure di Roma e di Venezia, che ipotizzano i reati di propaganda, istigazione all'odio razziale, etnico e religioso e addestramento con finalità di terrorismo. Al centro delle indagini vi sono diverse chat su Telegram e WhatsApp utilizzate da gruppi neonazisti, tra cui il “F.F.I. Movimento Fronte Fascista Italiano”, attivo tra l'ottobre del 2025 e l'aprile del 2026. L'inchiesta ha coinvolto diciassette persone, di cui ben quattordici minorenni dai sedici anni in su.
I bersagli di questi gruppi online erano numerosi e definiti con estrema violenza: persone nere, ebrei, membri della comunità LGBT, comunisti, antifascisti e giornalisti. Nelle chat venivano condivisi materiali di stampo estremista, come il Mein Kampf, contenuti legati al Ku Klux Klan, tesi negazioniste della Shoah e i manifesti di noti stragisti.

A colpire particolarmente gli investigatori sono i toni e i messaggi espliciti emersi dalle conversazioni. All'interno del gruppo del Fronte Fascista Italiano, l'unico adulto della chat — che si autoproclamava «Capo Supremo» insieme ad altri partecipanti con gradi da «camicia nera» a «SS Caporal» — avrebbe scritto frasi agghiaccianti: «Razze inferiori, dei comunisti, la comunità lgbt, gli antifascisti… sgozziamoli uno a uno… sgozziamo i meticci non puri per beneficio dell’umanità mondiale, per migliorare la qualità della vita… sgozziamoli tutti, sfilettiamo le loro gole come fosse costata di maiala…».
Il quadro emerso delineava una struttura paramilitare virtuale, in cui i partecipanti esprimevano «propositi violenti contro i neri e gli omosessuali» e simulavano persino spedizioni punitive contro minoranze e oppositori politici attraverso i videogame. In un altro filone emerso in Emilia-Romagna, il “Movimento Rivoluzione Nazionale”, le conversazioni ipotizzavano attentati a luoghi di culto e scuole, mentre in un contesto analogo a Roma si discuteva apertamente di un «reset di massa».

Nel corso delle perquisizioni effettuate dai carabinieri e dalla polizia in numerose città italiane — tra cui Roma, Milano, Bologna, Napoli, Palermo, Firenze e Torino — sono stati sequestrati coltelli, mazze, bandiere naziste e della Repubblica Sociale. Nonostante gli investigatori sottolineino che al momento non siano emersi piani operativi imminenti o legami certi con episodi di violenza recenti, la vicenda riaccende i riflettori sulla radicalizzazione online dei giovanissimi e sulla diffusione di ideologie d'odio nel Paese. Un precedente simile si era già registrato a gennaio 2026 a Roma, quando un gruppo analogo denominato Unione Forze Identitarie era finito nel mirino della procura per proclami violenti analoghi.
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