Scuola, asterischi e propaganda: la crociata di Sasso contro l'accoglienza


Il deputato Rossano Sasso è tornato ad usare i bambini per propaganda. Oggi accusa il corpo docente di "indottrinamento", ritenendolo reo di promuovere inclusione e tolleranza. Tutto eccitato dalle leggi etniche gmdi Giorgia Meloni che imporranno la segregazione dei bambini di etnie a lui sgradite, scrive:



La polemica prende le mosse da un episodio avvenuto a Genova, denunciato da Silvia Salis: uno striscione realizzato dai bambini davanti alla propria scuola — recante un chiaro messaggio di accoglienza e integrazione, "Qui nessun* è straniero" — è stato rimosso dalla polizia. Di fronte a un'azione che calpesta un'espressione spontanea di civiltà e rispetto reciproco dei più piccoli, la reazione della politica sovranista non si è fatta attendere, ma con una capriola logica sorprendente: anziché condannare il gesto di intolleranza, Sasso se la prende con la scuola e con l'uso dell'asterisco, invocando l'intervento del Ministro Valditara e l'invio degli ispettori.

La retorica del "pericolo gender" e la minaccia alla libertà d'insegnamento
Nel suo intervento, Sasso arriva a parlare di "propaganda gender, filoislamica e sinistra a scuola", annunciando la presentazione di una legge per "tutelare gli studenti". Si tratta di una narrazione pericolosa e capovolta: si accusa di indottrinamento chi educa all'apertura mentale, al pluralismo e al superamento delle discriminazioni, etichettando come "propaganda" qualsiasi tentativo di insegnare il rispetto per le differenze di genere, culturali o linguistiche.
Dietro la foglia di figo della difesa dei ragazzi, emerge la volontà di imporre per via legislativa una visione del mondo rigida, monocromatica e intollerante, riducendo l'autonomia scolastica a un dogma da imbrigliare.

La scuola come presidio democratico, non come caserma
La scuola non è e non deve diventare una caserma ideologica in cui la politica decide quali parole usare o quali messaggi umanitari far passare. I docenti italiani, spesso lasciati soli e sotto la lente di ingrandimento di una politica inquisitoria, svolgono ogni giorno un compito costituzionale fondamentale: formare cittadini liberi, critici e rispettosi della dignità altrui.
Tentare di imbavagliare gli insegnanti, minacciando ispezioni e sanzioni ogni volta che si parla di inclusione o si adotta un linguaggio rispettoso delle identità, rappresenta un attacco frontale ai principi democratici della nostra Repubblica. La vera propaganda non è quella dei bambini che scrivono messaggi di pace sullo striscione di una scuola, ma quella di chi usa le istituzioni e i social per seminare divisione, paura e intolleranza.
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