Tragedia di Modena: la strumentalizzazione politica del pastore Carollo

La tragedia che ha colpito Modena, culminata nella drammatica morte di Monica Esposito e nel ferimento di diverse altre persone a seguito del folle gesto di Salim El Koudri, meriterebbe rispetto, rigore e un profondo silenzio istituzionale di fronte al dolore dei familiari. Eppure, il post pubblicato dal pastore evangelico Luigi Carollo trasforma l'ennesimo dramma in un'arena di scontro ideologico, offrendo una pericolosa scorciatoia retorica che confonde la complessità dei fatti con la propaganda più becera.

La logica del "noi contro loro" applicata al dolore
Nel suo intervento social, Carollo parte da una premessa capziosa per delegittimare a priori qualsiasi analisi che rifiuti l'etichetta automatica di "terrorismo islamico", bollando come ipocrita la reazione della società civile e delle istituzioni. Il passaggio chiave del suo ragionamento si svela quando definisce l'aggressore, o la questione migratoria annessa, come "una risorsa della sinistra".
È qui che il cortocircuito logico si compie: un evento di cronaca violenta — su cui gli inquirenti e le autorità competenti stanno valutando i contorni, tra moventi individuali, disagio psichico eversivo o matrici ideologiche — viene immediatamente arruolato nella guerra culturale quotidiana. Carollo non cerca la verità giudiziaria; usa la tragedia come un randello politico per dipingere i migranti come un blocco monolitico ostile e la sinistra come una forza politica complice o delirante.
La pericolosità della semplificazione pastorale
Fa specie che un rappresentante di fede utilizzi toni così divisivi e carichi di livore, capovolgendo il ruolo di guida spirituale in quello di opinionista fazioso. Ridurre il dramma di Modena a uno slogan in cui i migranti sono etichettati cinicamente come "risorse della sinistra" da un lato, e potenziali terroristi dall'altro, significa negare la dignità delle vittime e banalizzare le reali dinamiche della sicurezza pubblica e dell'integrazione.
Utilizzare la cronaca nera per alimentare il pregiudizio generalizzato non aiuta a comprendere il disagio sociale o a prevenire la violenza; serve unicamente a polarizzare il dibattito pubblico, alimentando quel clima d'odio che, paradossalmente, dice di voler combattere. La ricerca di giustizia per Monica Esposito e per i feriti richiede serietà e rigore istituzionale, non la speculazione ideologica da tastiera.