Cerno e la strumentalizzazione del caso Regeni

È evidente che Tommaso Cerno detesti i mussulmani e voglia istigare intolleranza nei loro vonfronti. Ma è vergognoso tenti di strumentalizzare quell'odio per banalizzare e sminuire il dramma umano e giudiziario della famiglia Regeni.

La demonizzazione preventiva e il movente islamofobo
Il filo conduttore del discorso di Cerno poggia sulla rappresentazione totalizzante dell'Islam come entità monolitica incompatibile con qualsiasi forma di libertà. Nel video, l'Egitto viene liquidato sbrigativamente come «un regime costituzionale islamista», dove «la sharia è la parte principale delle leggi, del codice penale e del codice civile».
A supporto di questa tesi, Cerno evoca la figura di Giulio Regeni, ricordando come il giovane ricercatore italiano sia stato «assassinato da servizi dello Stato in Egitto [...] perché negli stati islamici la libertà non c'è, a differenza nostra». Fin qui, l'indignazione per la tragica fine di Regeni potrebbe sembrare condivisa. Tuttavia, il vero obiettivo del suo commento non è quello di denunciare i mandanti dell'omicidio di Giulio Regeni o le responsabilità del regime egiziano, bensì colpire la sinistra italiana, accusata di una presunta complicità culturale con il radicalismo islamico. Cerno punta il dito contro figure come Francesca Albanese, definita «il massimo esponente di quell'idea di sinistra radicale che sta diventando come questa signora qui sotto» — indicando immagini con il velo integrale — e accomunandola a movimenti come «la Boldrini», «la Schlein» o «Fratoianni».
Secondo la tesi del giornalista, la sinistra attaccherebbe il governo italiano, che lui sostiene sarebbe reo di voler cercare una fantomatica giustizia per Giulio Regeni attraverso compromessi con l'Egitto: «La sinistra sta attaccando il governo sul caso Regeni inventandosi presunte telefonate di fronte a una prima condanna che ovviamente non basta a nessuno, dicendo che il governo avrebbe avuto un ruolo nel nascondere la verità su Giulio Regeni».
Ma il cortocircuito logico si consuma quando Cerno capovolge la realtà politica italiana, sostenendo che la sinistra difenderebbe le leggi islamiche più restrittive e che la destra difenderebbe i valori occidentali. L'accusa si fa ancor più grottesca quando afferma che la sinistra va in piazza a «difendere il burka nelle scuole», dipingendo chi critica l'islamofobia come un sostenitore della sottomissione femminile.
Calpestare la memoria per un tornaconto polemico
Il punto più critico e inaccettabile dell'intervento risiede nell'uso strumentale del nome di Giulio Regeni. Ridurre la battaglia per la verità e la giustizia condotta da Paola e Claudio Regeni a un pretesto politico per accusare l'opposizione di "favorire la sharia" significa mancare di rispetto al dolore di una famiglia e alla complessità della geopolitica internazionale.
Cerno inverte i ruoli: suggerisce che il governo italiano sarebbe liberale e che starebbe cercando la verità su un cittadino torturato e ucciso, mentre la sinistra, a suo dire, ostacolerebbe questo percorso per strizzare l'occhio a non meglio specificati modelli fondamentalisti. È una costruzione retorica capziosa, che sfrutta la paura e il pregiudizio religioso per delegittimare l'avversario politico, calpestando la memoria di un giovane ricercatore italiano trasformato in mero strumento di polemica faziosa.