False equivalenze e cortine fumogene: l'arte della propaganda social nell'era del qualunquismo


Il post pubblicato dalla pagina social "Poveri comunisti" ci offre un esempio di come si possa manipolare il dibattito pubblico attraverso il ricorso a false equivalenze. L'obiettivo della narrazione è chiaro: equiparare due vicende profondamente dissimili per natura, peso politico e responsabilità istituzionali, riducendo la complessità democratica a una stucchevole tifoseria da stadio.



Analizzando la comunicazione del post, emerge chiaramente la strategia della propaganda populista tesa a confondere le acque.

La scelta politica istituzionale vs. la concessione amministrativa di uno spazio
Il primo e fondamentale errore logico (voluto) risiede nell'equiparare un atto di indirizzo politico e di governo con la gestione ordinaria di un bene pubblico.
L'intitolazione di un aeroporto strategico (come quello di Malpensa a Silvio Berlusconi) è una decisione di carattere politico e simbolico di primo piano, caldeggiata e imposta direttamente da una maggioranza di governo. Ridisegna la toponomastica nazionale e impone una figura fortemente divisiva, segnata da pesanti vicende giudiziarie, conflitti d'interesse e condanne definitive (oltre che da un'impronta politica profonda nella storia repubblicana), elevandola a simbolo dello Stato.
Di contro, la concessione di una sala comunale (la Sala della Protomoteca in Campidoglio) a un editore privato per la presentazione di un premio letterario indipendente (il Premio Internazionale della Cultura) risponde invece a criteri amministrativi di gestione degli spazi civici. Il Comune (indipendentemente dal colore politico della giunta pro tempore) mette a disposizione locali secondo regolamenti standard per eventi terzi. Pur aprendo a legittime discussioni sull'opportunità di concedere spazi istituzionali a determinati soggetti, l'amministrazione locale non "premia" e non sceglie i vincitori: si limita a ospitare un'iniziativa privata.
Mettere sullo stesso piano un decreto di intitolazione nazionale e l'affitto burocratico di una sala significa falsificare la realtà dei fatti.

Il salto logico: la responsabilità collettiva e il "silenzio" inventato
Il post accusa la sinistra di "tacere" su un presunto scivolone del Comune di Roma a guida PD, come se l'amministrazione cittadina avesse patrocinato o ideato il riconoscimento a Wanna Marchi e alla figlia Stefania Nobile.

Questa costruzione retorica sfrutta un classico schema populista:
  1. Si estrapola un fatto di cronaca minore o collaterale.

  2. Si inventa o si enfatizza un presunto doppiopesismo o silenzio degli avversari politici.

  3. Si ribalta la prospettiva, suggerendo che chi critica le scelte della destra (sull'aeroporto) non possa eccepire nulla altrove, applicando una logica tribale per cui "sono tutti uguali".
In realtà, la polemica sul premio in Campidoglio è stata ampiamente dibattuta e criticata trasversalmente sui media e sui social proprio per l'inopportunità di dare visibilità a personaggi condannati per truffa, dimostrando che il dibattito pubblico non è bloccato da tessere di partito, ma viene strumentalizzato ad arte da chi confeziona meme ad uso propagandistico.

La personalizzazione e la caduta di stile argomentativa
L'uso di immagini evocative, scritte a Lesbo-block rosso e toni da gogna mediatica ("La sinistra si arrabbia" / "La sinistra tace") servono a polarizzare lo spettatore, spingend palesemente a una reazione di pancia ("Che imbarazzo").
Anche il loro ridurre Silvio Berlusconi a un livello speculare rispetto a una nota televenditrice finita in carcere per bancarotta fraudolenta e truffa appare un'operazione di appiattimento culturale: serve a sdoganare l'indifendibile attraverso il relativismo assoluto ("visto che lo fanno anche gli altri, allora tutto è lecito").
Intitolare uno scalo aeroportuale di rilevanza internazionale a un leader politico divisivo e giudiziariamente discusso è una scelta che interroga la coscienza dello Stato e la memoria collettiva del Paese. Ridurre la critica a questa scelta a un capriccio fazioso, tirando in ballo la sala di un Comune concessa a un editore per un premio privato, è soltanto un esercizio di bassa propaganda, utile a svuotare di senso il valore delle istituzioni e la gravità delle scelte politiche reali.
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