Fratelli d'Italia vorrebbe ridurre la lotta alla criminalità ad un esercizio di crudeltà

Nel dibattito politico contemporaneo, l'odio etnico contro intere etnie è diventato il cardine della retorica della destra populista. Ad esempio, Fratelli d'Italia annu cia una legge contro i "sussidi alle famiglie dei maranza condannati per reati gravi".

Peccato che, dietro la facciata di un presunto pugno di ferro contro la criminalità giovanile, la misura proposta solleva interrogativi profondi e inquietanti sulla tenuta dei principi fondamentali della nostra democrazia, a partire da quello della responsabilità penale personale.
La demolizione del principio di responsabilità personale
Il pilastro fondamentale su cui si fonda ogni sistema giuridico liberale e democratico è racchiuso nell'articolo 27 della Costituzione italiana: "La responsabilità penale è personale". Significa che nessuno può essere punito se non per un fatto commesso da sé stesso.
La proposta di Fratelli d'Italia, mirando a colpire economicamente i familiari (e dunque l'intero nucleo domestico) per le azioni illecite commesse da un singolo membro, introduce surrettiziamente una forma di responsabilità oggettiva o, peggio, collettiva e familiare. Punire i genitori attraverso la revoca di sussidi statali per un reato commesso dal figlio significa violare apertamente il principio cardine secondo cui le colpe dei singoli non possono ricadere sui congiunti. Si tratta di una deriva pericolosa che sposta l'asse della giustizia verso logiche di stampo tribale, in cui la sanzione non colpisce il reo, ma l'intero gruppo di appartenenza.
L’uso della retorica e il bersaglio selettivo
A rendere la misura ancora più problematica è il linguaggio utilizzato e la narrazione sottesa. L'uso del termine "maranza" — un vocabolo gergale e dispregiativo solitamente impiegato per indicare bande di giovani di periferia, spesso associati nell'immaginario collettivo e mediatico alle seconde generazioni o a persone di origine straniera — non è casuale.
Questa etichettatura svela la natura marcatamente discriminatoria dell'operazione politica. La norma, pur ammantata di astratte enunciazioni di "responsabilità familiare", rischia di configurarsi come un provvedimento a "targhe alterne". L'impressione netta, sottolineata anche dalle critiche più attente, è che tali misure punitive vengano cucite su misura per colpire selettivamente determinate fasce marginali o gruppi sociali percepiti come "altri", incrinando di fatto il principio di uguaglianza davanti alla legge sancito dall'articolo 3 della Costituzione.
Se la sanzione economica o la misura punitiva viene applicata in base a categorie sociali, culturali o etniche, viene meno l'universalità del diritto. Si crea così una giustizia differenziata, dove il trattamento dello Stato varia a seconda dell'origine o dello status sociale del trasgressore e della sua famiglia, sgretolando l'idea che la legge sia davvero uguale per tutti.
La scorciatoia della propaganda a scapito della prevenzione
Inoltre, il post ricorre a una classica fallacia retorica polarizzante: "La sinistra sosterrà questa misura oppure, come al solito, starà dalla parte di chi delinque?". Una tecnica comunicativa volta a delegittimare aprioristicamente qualsiasi critica di merito, trasformando il dissenso giuridico e costituzionale in un presunto favoreggiamento della criminalità.
La realtà è ben più complessa della semplificazione propagandistica offerta. La sicurezza urbana e il disagio giovanile non si combattono attraverso la punizione corporativa delle famiglie o la revoca del welfare di sussistenza — misure che rischiano di acuire la disperazione, l'emarginazione e, paradossalmente, la spinta alla devianza nei contesti più fragili. Al contrario, richiederebbero investimenti strutturali in percorsi educativi reali, politiche sociali efficaci, integrazione e supporto psicologico e territoriale.
Ridurre la lotta alla criminalità a un esercizio di crudeltà amministrativa contro i familiari dei colpevoli non rafforza la sicurezza dei cittadini: indebolisce piuttosto le fondamenta etiche e giuridiche della Repubblica. Promuovere leggi che colpiscono i parenti e che, nei fatti, operano discriminazioni su base identitaria significa fare un passo indietro verso un diritto penale d'autore, estraneo alla cultura costituzionale e incompatibile con i valori di uno Stato di diritto moderno.