La crociata contro il "tutù" e il fantasma dell'ideologia

In un dibattito pubblico sempre più polarizzato, lo slogan «Giù le mani dai bambini» viene sventolato con encomiabile puntualità. Tuttavia, osservando l'uso politico e mediatico che ne viene fatto, emerge una profonda e preoccupante asimmetria tra ciò che suscita indignazione e ciò che viene colpevolmente ignorato.
Un esempio calzante di questo meccanismo arriva dal post del pastore evangelico Luigi Carollo, che rilancia con toni d'allarme un episodio avvenuto in un asilo nido a Modena. Il "caso" ruota attorno a un bambino ritrovato con indosso un tutù a seguito di un'attività ludica in cui veniva lasciata ai piccoli la libertà di scegliere come vestirsi e con cosa giocare.

L'episodio viene immediatamente etichettato come "questione ideologica" ed "esperimento comportamentale", condito con hashtag ammiccanti come
#Lgbtq e accostato alle storiche polemiche leghiste sulla presunta "teoria del gender" nelle scuole.Ciò che viene presentato come un'incursione ideologica nella prima infanzia altro non è, in realtà, che una banale attività di gioco e rispetto espressivo. Educare alla libertà, al rispetto reciproco e al superamento degli stereotipi rigidi non significa affatto "inculcare idee sessuate" o manipolare i bambini, ma porre le basi per far crescere individui più empatici, aperti e privi di pregiudizi. Chi sostiene il contrario evita accuratamente di argomentare perché formare bambini rispettosi e liberi debba essere considerato un male o una minaccia per la famiglia.
I due pesi e le due misure dell'indignazione politica
La contraddizione diventa ancora più evidente se si osserva l'uso che la politica — e la Lega in particolare — fa di questo slogan. Se da un lato si grida allo scandalo per un tutù in un nido o per libri sull'inclusione, dall'altro si tace (o si applaude) di fronte a tragedie umane di ben altra portata.
Quando la stessa forza politica e i suoi leader accettano con orgoglio riconoscimenti da governi impegnati in offensive belliche responsabili del massacro e della sofferenza di migliaia di minori innocenti, il mantra del «Giù le mani dai bambini» rivela tutta la sua ipocrisia.
Come si può rivendicare con forza la protezione dell'infanzia di fronte al gioco libero di un bambino in un asilo e, allo stesso tempo, rimanere indifferenti o compiacenti di fronte alle drammatiche violazioni dei diritti dei bambini nelle zone di guerra?
La tutela dell'infanzia non può essere a intermittenza né tantomeno usata come un'arma di distrazione di massa o uno strumento di propaganda ideologica. Proteggere i bambini significa garantire loro il diritto alla vita e alla pace nel mondo, così come assicurare loro un percorso educativo libero dalla rigidità dei pregiudizi e fondato sul rispetto dell'altro. Tutto il resto è solo retorica reazionaria.
Tra i commenti, l'immancabile Andrea Vani usa le parole di Carollo per insultare interi gruppi sociali.

Non è la prima volta che il giocatore della Polisportiva Lazio 1932 tenta di calpestare la dignità umana paragonando i gay a cessi o ad escrementi. Allo stesso modi, ama usare in maniera inappropriata la parola "travestiti" al solo fine di offendere. Il fatto che Carollo sia solito elogiarlo per ogni sui più violenti e immorale insulto pare una conferma di quale sia il reale scopo del pastore, ossia l'istigazione all'odio.