La doppia morale del pastore Luigi Carollo: tra l'elogio delle "buone parole" e l'odio contro le persone gay

Il pastore evangelico Luigi Carollo continua a mostrare un'evidente e stridente contraddizione nella sua comunicazione pubblica. Quando non si dedica alla propaganda politica per l'estrema destra, si trasforma in un predicatore di rispetto linguistico, lanciando moniti contro l'uso di parole cattive e giudicanti che lascerebbero profonde cicatrici nell'anima.
In uno dei suoi ultimi post, Carollo riflette con toni solenni sul potere del linguaggio:

Una volta in tanto si potrebbe persino essere d'accordo con queste affermazioni sull'importanza di non ferire il prossimo con giudizi spietati. Tuttavia, la condanna delle "parole pronunciate senza amore" fa sorridere — o piuttosto indignare — se messa a confronto con i contenuti che lo stesso pastore diffonde regolarmente sui propri canali.
Soltanto pochi giorni prima, infatti, Carollo pubblicava un video dai toni ben diversi, in cui definiva apertamente l'omosessualità come "un atto di Satana!".

Ci si chiede dunque quale sia il criterio del pastore quando parla di parole che "lasciano segni nel cuore": etichettare le persone gay come espressione del demonio rientra forse nel "dire bene" o è l'ennesimo giudizio intriso di odio che ferisce e discrimina? La retorica del "benedire" cade miseramente di fronte alla solita propaganda d'odio, dimostrando ancora una volta una profonda e palese incoerenza.
Non meno ipocrita è il suo elogiare pubblicamente Andrea Vani per ogni messaggio in cui paragona i gay ad escrementi o in cui si diverte a parlare di loro al femminile con l'unico fine di insultarli e calpestare la dignità. Eppure, in cace ad ogni singolo commento omofobo pubblicato sulla sua pagina dal giocatore di basket, teoviamo cuoricini, faccine che ridono o pollici di approvazione.