Le contraddizioni della Lega: tra fuoco amico sul Viminale e propaganda continua


Un recente post pubblicato da Claudio Borghi mette in luce una serie di profonde incoerenze politiche e istituzionali all'interno della maggioranza di governo. Nel messaggio, il senatore leghista dichiara:



Non solo si cerca di accostare gli immigrati a dei "barbari" manco si parlasse dei leghisti che andavao vestiti da unni a Pontida, ma il messaggio apre diversi interrogativi sulle dinamiche interne della Lega e sul senso di responsabilità di chi oggi si trova già al potere.

1. Il "fuoco amico" su Piantedosi: un'accusa implicita di incapacità?
La prima macroscopica contraddizione risiede nella gestione attuale dell'Interno. Matteo Piantedosi è l'attuale Ministro dell'Interno, e la sua nomina è stata sostenuta e caldeggiata a suo tempo proprio dalla stessa Lega, che lo considerava una figura tecnica di garanzia ma in stretta continuità con le politiche salviniane (essendo stato capo di gabinetto di Salvini al Viminale).

Invocare oggi a gran voce "Salvini Ministro dell'Interno" equivale, nei fatti, a delegittimare l'operato del proprio ministro. Borghi sta forse accusando Piantedosi di incapacità nel contrastare quelli che definisce "barbari"? Se il Viminale a guida Piantedosi non basta, significa ammettere che le attuali politiche di sicurezza e gestione dei flussi migratori sostenute dal Governo Meloni stiano fallendo.

2. Dimenticare di essere al governo
Il post sembra scritto da un partito d'opposizione in cerca di slogan d'impatto, ignora completamente un fatto fondamentale: Matteo Salvini e la Lega sono già al governo. Salvini ricopre la carica di Vicepresidente del Consiglio e Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti.
Continuare a riportare il dibattito politico sul tema dei migranti e della sicurezza come se si fosse ancora all'opposizione rivela la volontà di spostare l'attenzione dai risultati concreti dell'azione di governo verso una narrazione propagandistica permanente.

3. Propaganda ideologica contro responsabilità amministrativa
L'auspicio di vedere Silvia Sardone alla guida della città di Milano segue la medesima logica. La narrazione proposta sembra privilegiare posizioni ideologiche e toni marcati (come quelli anti-islamici e securitari spesso attribuiti all'esponente leghista) rispetto alla complessa macchina amministrativa di una metropoli come Milano.
Ci si chiede dunque se l'unica ricetta proposta per la gestione della sicurezza e della cosa pubblica debba ridursi all'ostentazione di uno "sceriffo" di parte, svuotando di fatto la politica istituzionale delle sue responsabilità gestionali e operative per rincorrere il solo consenso elettorale.

Il post di Borghi non fa altro che evidenziare un paradosso: la difficoltà di una forza di governo a dismettere i panni della propaganda. Nel tentativo di riaffermare l'identità "dura e pura" della Lega, si finisce per sparare sul proprio Ministro dell'Interno e per confermare che, per la propaganda, l'emergenza continua è spesso più utile delle soluzioni istituzionali.
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