Porro e il suo grottesco tentativo di rendere populista persino San Francesco


L'articolo pubblicato sul sito di Nicola Porro da Vincenzo Mangione, accompagnato da un post social che recita polemicamente "Smettiamola di tirare San Francesco per il saio, forse non era proprio quello che fa comodo pensare alla sinistra", tenta di smontare quella che viene definita una narrazione di parte del Poverello di Assisi.



Tuttavia, l'operazione culturale che emerge da questo intervento appare a sua volta viziata da una forte tendenziosità ideologica, utile soltanto a contrapporre un cliché di segno opposto.

L'articolo sostiene che l'amore di Francesco per la natura sia riconducibile unicamente a un'esaltazione di Dio Creatore, contrapponendolo a chi "deifica" la natura. Si tratta di una dicotomia pretestuosa: nessuno (se non frange marginali) sostiene che Francesco fosse un ambientalista laico moderno con la tessera di un partito verde. Riconoscere però nel Cantico delle Creature una radice profonda di rispetto e fraternità con il creato significa coglierne la straordinaria modernità spirituale, che non sminuisce la centralità di Dio ma ne umanizza e concretizza il messaggio.
Poi, per cercare di negare la natura pacifica del Santo, l'autore agita lo spauracchio della sua "passione missionaria" in Oriente e del tentativo di convertire il Sultano, quasi a voler fare di Francesco un antesignano di una crociata culturale. Viene completamente ignorato il dato storico fondamentale: il viaggio di San Francesco a Damietta nel 1219 fu un disarmato e coraggioso gesto di dialogo interreligioso in piena crociata, un atto di radicale ripudio della violenza e della logica delle armi che spiazzò i contemporanei cristiani e musulmani. Ridurre questo incontro a un mero "chiodo fisso" di conversione aggressiva tradisce lo spirito di pace che caratterizzò l'intera sua predicazione.

Il vero motore del testo pubblicato da Porro non pare la ricerca storica rigorosa, ma la polemica politica contingente. L'accusa mossa alla "sinistra" di "tirare per il saio" il Santo diventa il pretesto simmetrico per tirarlo dalla parte opposta, sterilizzandone la figura di contestatore radicale delle ricchezze e delle disuguaglianze del suo tempo.
Ridurre San Francesco a un'icona progressista o a un militante anti-ideologico significa impoverire la portata universale di una delle figure più rivoluzionarie della storia occidentale. Francesco fu un anticonformista totale che scelse la povertà radicale, il rifiuto del potere e la fraternità universale: valori che sfuggono irrimediabilmente alle strettoie del dibattito politico contemporaneo e che nessun "opinion-maker" da talk show può comodamente addomesticare per la propria propaganda quotidiana.

Per quanto possa risultare sgradevole questa rivisitazione strumentale di San Francesco, ciò che appare davvero insopportabile è l'impossibilità, per questo tipo di narrazione, di sottrarsi alla logica della polarizzazione e dello scontro a tutti i costi. Viene da chiedersi se riusciranno mai a esprimere un concetto culturale o spirituale senza la necessità viscerale di inveire contro la sinistra, trasformando persino un santo medievale nell'ennesimo fronte di una guerriglia ideologica quotidiana.
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