USA: Trump chiede alla Corte Suprema di bloccare le cure di affermazione di genere per i detenuti trans


Trump appare ossessionato dalle persone teans e dal desiderio di fare loro del male. La sua amministrazione ha presentato un’istanza d’urgenza alla Corte Suprema degli Stati Uniti, chiedendo di sospendere l’ingiunzione emessa da un tribunale inferiore e di consentire l’immediata entrata in vigore del divieto di cure per l'affermazione di genere nelle carceri federali.
La richiesta si inserisce all'interno della causa Kingdom v. Trump, la class action avviata nel marzo del 2025 da organizzazioni per i diritti civili come l’ACLU e il Transgender Law Center a nome di circa 2.000 persone transgender detenute nelle prigioni federali USA.

La battaglia legale e la mossa della Corte Suprema
Il contenzioso nasce per contestare un ordine esecutivo presidenziale e le successive direttive del Federal Bureau of Prisons (BOP), che vietano l'impiego di fondi federali per l'assistenza medica legata all'affermazione di genere, oltre a proibire alloggi protetti e il riconoscimento dell'identità per le persone detenute transgender.
Secondo i ricorrenti, tali misure violano il V e l’VIII Emendamento della Costituzione statunitense (configurando una punizione crudele e inusuale e una violazione dell’uguale protezione), oltre all’Administrative Procedure Act e al Rehabilitation Act.

In estate, un tribunale federale di Washington D.C. aveva dato ragione ai ricorrenti, emettendo un’ingiunzione preliminare per bloccare lo stop e obbligando il BOP a continuare a garantire le cure mediche. Ora, l’amministrazione ha impugnato la decisione in appello e chiesto alla Corte Suprema (a forte maggioranza conservatrice) di ribaltare il verdetto per applicare la propria politica per tutto il corso del 2026.
La linea del governo, sostenuta anche da tappe analoghe in ambito militare e da contestati provvedimenti censuari, definisce i trattamenti medici e gli adattamenti sociali "non clinicamente necessari" per la disforia di genere in carcere. Il Presidente della Corte Suprema, John Roberts, ha ordinato ai legali dei detenuti di presentare una risposta formale entro l'8 ottobre 2026.

La reazione delle associazioni
Le organizzazioni per i diritti umani e civili hanno espresso una condanna durissima nei confronti dell'iniziativa governativa. Dal Transgender Law Center è arrivata una nota ufficiale di forte opposizione: "Le persone transgender non perdono i propri diritti fondamentali quando vengono incarcerate. Negare cure mediche necessarie alle persone in custodia federale ne minaccia la salute, la sicurezza e la dignità".
I dati diffusi negli atti giudiziari stimano che siano circa 2.200 le persone transgender attualmente detenute nelle carceri federali statunitensi, un contesto in cui la tutela dei diritti fondamentali continua a rappresentare uno dei terreni di scontro più aspri della politica americana.
1 commento