La fabbrica della paura e dell'odio: quando il giornalismo si nutre di fantasmi e xenofobia


È difficile definire altrimenti se non come un triste esercizio di demagogia e mistificazione l'ultimo, ennesimo proclama social di Tommaso Cerno. Un testo che grida all'allarme sociale inventando minacce inesistenti, agitando lo spettro di un'invasione culturale e calpestando ogni regola del dibattito civile pur di alimentare un clima di intolleranza e xenofobia contro il mondo islamico.



Nel post in questione, Cerno raggiunge vette surreali e grottesche, arrivando a sostenere che in Italia «il maiale già ce l'hanno vietato perfino a scuola». Una fake news colossale, un delirio da bar travestito da analisi politica che dimostra il livello di disperazione retorica a cui si ricorre pur di spaventare i cittadini. Nessun divieto istituzionale o scolastico vieta il consumo di carne suina nel nostro Paese; siamo di fronte alla pura e semplice invenzione di un nemico immaginario, utile solo a polarizzare, a istigare il risentimento e a dipingere una minoranza come un pericolo imminente per le libertà degli italiani.

A ciò si aggiunge il tentativo, miserabile e ormai stantio, di delegittimare ogni voce critica o dissenziente verso le politiche internazionali bollandola aprioristicamente come vicinanza al terrorismo, associando strumentalmente chiunque rifiuti la logica della violenza e si opponga alle tragedie umanitarie a etichette denigratorie. È il classico meccanismo della propaganda più becera: chiunque rifiuti la normalizzazione della sofferenza altrui diventa automaticamente un bersaglio da colpire attraverso la delegittimazione morale. E così si tirano in ballo pure i bambini, usando la figlia di Giorgia Meloni cone un utile strumento di istigazione all'odio.



È intollerabile che spazi pubblici e digitali vengano sistematicamente inquinati da una narrazione tossica, fondata su menzogne sfacciate e su un razzismo culturale latente che mira a distruggere la convivenza civile. Ridurre il giornalismo e il commento politico a un bollettino di guerra interetnica, dove ci si inventa persino il bando delle braciole scolastiche per alimentare l'odio contro i musulmani, rappresenta una pagina buia e avvilente per l'informazione italiana.

A compiacersi per la sua condotta è il partito del suo editore, che definisce "libertà di espressione" le sue campagne di istigazione all'odio. Arrivano persino a sostenere che Ceeno incarnerebbe i "valori" della Lega (ovviamente spacciati per "valori" dell'Occidente).



Il problema è che le "minacce" andrebbero dimostrate, dato che spesso i populisti amano sostenere che il semplice dissenso andrebbe ritenuto tale. Fare vittimismo mentre ci si inventa che qualcuno ci vieterebbe la cerne di maiale sfiora il patetico, soprattutto se poi si tace quando la Lega mette divieti veri alla libertà dei cittadini. Infatti non ci pare che siano stati i mussulmani a vietare il matrimonio egualitario e a opporsi alla libertà di scelta dei malati terminali.
Ma dato che Salvini è passato dal sostenere che i nemici fossero i meridionali al raccontare che i nemici sarebbero i mussulmani, Cerno dice tutto quello che fa comodo a lui esattamente farebbe un servo fedele.
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