Tutto su mia madre

Todo sobre mi madre | Spagna, 1999
Cast:
Cecilia Roth (Manuela), Marisa Paredes (Huma), Candela Peña (Nina), Antonia San Juan (Agrado), Penélope Cruz (Rosa), Rosa Maria Sardà (madre di Rosa), Fernando Fernán Gómez (padre di Rosa), Eloy Azorín (Esteban), Toni Cantó (Esteban padre, detto Lola)
Genere:
Drammatico

Tutto su mia madre (Todo sobre mi madre) è un film del 1999 scritto e diretto da Pedro Almodóvar.
Presentato in concorso al 52º Festival di Cannes, ha vinto il premio per la miglior regia. Si è aggiudicato inoltre l'Oscar al miglior film straniero e il Golden Globe al miglior film straniero.

Trama

Il film inizia a Madrid, con la morte di Esteban, figlio diciassettenne della protagonista Manuela, quella sera, giorno del compleanno del ragazzo, i due erano andati a vedere lo spettacolo teatrale Un tram chiamato desiderio. Alla fine della rappresentazione Manuela ed Esteban avevano atteso all'uscita Huma, la prima attrice, per un autografo. Ma quella notte pioveva a dirotto e la donna, una volta uscita dall'edificio, s'era infilata subito in macchina ed era fuggita via. Esteban aveva tentato di rincorrere il veicolo, ma era stato investito ad un incrocio.
La donna aveva da sempre nascosto al figlio l'identità del padre, cosicché per anni il ragazzo aveva covato nel cuore il desiderio di conoscerlo e incontrarlo. Così, come per soddisfare l'ultimo desiderio del figlio, dopo la morte del figlio Manuela si reca a Barcellona alla ricerca del suo ex compagno, una transessuale che si fa chiamare Lola (ma all'anagrafe è Esteban, come il figlio). A Barcellona Manuela ritrova una sua vecchia e cara amica, Agrado, anche lei transessuale, che per vivere si prostituisce.
Da quel momento in poi gli avvenimenti e le storie dei vari personaggi si sovrappongono in modo vorticoso. Manuela conosce Rosa, una suora destinata ad andare in missione, che si trova però sieropositiva e incinta. Il padre del bambino, con sorpresa e dolore di Manuela, è ancora Lola. Agrado, grazie a Manuela, lascia il marciapiede per lavorare da Huma, come assistente tuttofare. Manuela, infatti, era riuscita a conoscere Huma e a raccontarle la storia di Esteban.
Anche Huma sta vivendo una storia travagliata, essendo in ansia per Nina, un'attricetta tossicomane, con cui ha intessuto una storia d'amore. Rosa partorisce quindi un bimbo, fortunatamente sano, a cui dà il nome di Esteban (il terzo Esteban del film), e che affiderà a Manuela prima di morire. Al funerale di Rosa finalmente compare Lola, che, debilitata dall'HIV, subisce il carico dei suoi errori, fra cui la consapevolezza d'essere padre di un figlio ormai morto e di uno appena nato.

Produzione

Le riprese si sono svolte dal 5 ottobre 1998 al 28 novembre dello stesso anno. Miguel Bosé disse dell'amico Almodovar che «le sue sceneggiature a volte sono meglio dei suoi film» e che aveva girato il film per una sorta di premonizione, riferibile alla madre che era venuta a mancare il 12 settembre.
Il regista ha dichiarato che il film rappresenta «la normalità di fine secolo...La normalità non va guardata con tolleranza, ma con naturalezza. La tolleranza implica un giudizio morale imposto da fedi politiche o sociali. La naturalezza, invece, riflette semplicemente la normalità». Almodovar condanna il melodramma lacrimevole e tragico americano, cui sostituisce l'ironia come mezzo per farsi scivolare addosso il dolore.

Fonte: Wikipedia
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