Chi sostiene i gay ha doppi fini. Parola de "Il Giornale"



Se i festini del premier erano un affare privato, le vicende del presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo non paiono degne della stessa delicatezza, perlomeno leggendo le pagine de "Il Giornale" diretto da Vittorio Feltri.
In un articolo firmato da Paolo Bracalini e pubblicato ieri, viene messo in discussione tutta la politica a favore della comunità lgbt svolta da Marrazzo.
L'articolo mette in risalto come la regione abbia destinato (o come dice l'articolo in modo alquanto polemico "donato") 256mila euro a favore di iniziative a sostegno della causa omosessuale.
A poco conta l'escalation di violenza omofoba che si sta registrando in questi mesi: per il giornalista tutto ha solo scopi politici e personali e viene messa in dubbio addirittura l'utilità di fondi destinati a servizi come la linea telefonica di assistenza psicologica e legale "Gay Help Line" o il patrocinio del gay Pride.
Pare quasi che la denigrazione di un avversario politico valga molto più di un gay, ed è così che non ci si preoccupa a scrivere frasi del tipo: "Nobili cause, valori illuministi di tolleranza sessuale, virtù politiche progressiste che hanno scortato l'azione quinquennale dell'ex giornalista Rai Marrazzo alla Regione, ma che in questi giorni assumono una colorazione diversa, più ambigua, come la vita privata del governatore non ancora dimissionario".
Personalmente (anche se forse qualcuno non sarà d'accordo con me) non ho mai apprezzato Vittorio Feltri e il suo modo di fare giornalismo, ma dichiarare che gli interventi di un'istituzione a beneficio del mondo lgbt possano essere compiuti solo da chi è gay o da chi va con trans o altri uomini è quasi come voler negare la realtà dei fatti solo per sostenere la propria causa (o per cercare di screditare quanto più possibile il proprio avversario politico), fregandosi di chi deve fare i conti con un'ondata omofoba che negli ultimi dieci mesi ha compiuto 8 omicidi e 70 violenze e che probabilmente potrà essere ulteriormente alimentata dal tentativo di screditare anche le azioni compiute dalla Regione Lazio per fermare il fenomeno.
Penso già cosa potrebbe passare nella mente di un omofobo che dovesse leggere di come, sempre a detta dell'articolo, Marrazzo avesse "inclinazioni sessuali non ortodosse" e di come abbia "pagato di tasca sua (e di tasca nostra) per la causa transessuale". Inutile dire che dubito che qualcuno finanzi un gay prode solo perché vuole andare a letto con una trans e, per di più, semmai avrebbe senso proprio il contrario: è proprio l'ignoranza, la ghettizzazione e la mancanza di accettazione che porta molti trans a prostituirsi per la mancata opportunità di poter ottenere un lavoro dignitoso per il solo fatto di aver cambiato sesso. Ma probabilmente "Il Giornale" non si è fermato a guardare queste sottigliezze.
Il tutto senza esprimere pareri personali sul caso Marrazzo (sui cui credo che ognuno abbia il diritto di pensare ciò che crede): da qui l'indignazione di vedere messi in discussione dei dati che con quelle vicende non dovrebbero avere nulla a che fare.
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