Gay nel calcio? Il tormentone senza fine


Volendo l'intera vicenda potrebbe essere racchiusa in poche parole: di calciatori gay ne esistono (così vuole anche la statistica), molti dicono di sapere ma ne parlano in modo vago e giocatori preferiscono spesso negarne o circoscriverne l'esistenza per la paura da parte delle loro società di possibili reazioni omofobe da parte dei tifosi.
Eppure ogni qualvolta qualcuno torna a parlare dell'argomento (rigorosamente riferendosi ad altri e senza fra nomi) alla dichiarazione viene dato un risalto quasi fosse stata scoperta l'acqua calda o si fosse rivelato un nuovo segreto di Fatima.
L'ultima dichiarazione in ordine temporale è quella di Victory (nome in codice di un calciatore di una serie minore scelto da Il Quotidiano in un loro articolo) che ha dichiarato: «Nel calcio è pieno di bisex, ci sono più attivi che passivi. In Italia nessun calciatore ammetterà mai di essere gay, ci sono troppi condizionamenti sociali. A me capita spesso di andare con calciatori di serie A. A molti di loro piace fare sesso in gruppo anche con compagni di altre squadre. Alcuni sono nazionali. Fanno sesso per il puro piacere di farlo e non c'è seguito si ferma tutto ad una sera».
Un concetto -quello della bisessualità- già tirato fuori lo scorso luglio da Marco Boriello: «Su alcuni ho avuto dei sospetti, ma i nomi non li faccio. Non omosessuali puri, forse. Magari bisessuali». Due mezze ammissioni che con un po' di dietrologia parrebbero volte a negare l'esistenza di gay nel calcio, ma solo di bisex che per giunta fanno solo "toccate e fuga" con altri uomini mantenendo le loro relazioni principali con donne (chissà, forse descritti così si pensa ad una maggiore accettazione sociale).
A parlare di "gay puri" (come direbbe Boriello) è invece il giornalista sportivo Paolo Colombo che nel 2008 intervistò un gigolò che dichiarava di avere fra i suoi clienti una trentina di giocatori di serie A e B. E poi, ancora, nel 2010 dichiarò al "Ciambretti night" che «Nella Juve c'è un gay che milita tra il centrocampo e l'attacco. Un altro omosessuale ha lasciato il Milan e ora gioca altrove. Io stesso ho avuto una relazione con un calciatore straniero arrivato in Italia a fine anni '90».
Tornando indietro nel tempo, nel 2007 il deputato Franco Grillini, in un'intervista alla Gazzetta dello Sport, sostenne che «Alcuni giocatori di serie A hanno fidanzate o mogli di facciata. La classica ragazza di copertura, messa lì per confondere, per nascondere».
Ecco, dunque, che si torna al discorso iniziale: molti sanno, nessuno dice. Ma tutto questo fermento attorno alle dichiarazioni degli sportivi lascia spazi anche ad un altro dubbio: perché si spera che una rivoluzione culturale possa partire dal mondo del calcio quando quest'ultimo ha fatto ben capire di non aver intenzione di giocarsi in questa direzione? O forse, più semplicemente, dietro questa speranza si cela una morbosa curiosità, la stessa che fa si che i giocatori abbiano timore di esporsi?
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