Il Vaticano si scaglia contro la suora pro-gay


All'interno delle gerarchie cattoliche c'è chi vive in sontuosi appartamenti vaticani e chi preferisce prestare la propria opera a sterro contatto con poveri, malati, orfani, ragazze madri, tossicodipendenti, studenti ed omosessuali. Può capitare anche che questo stretto contatto con la realtà quotidiana porti alcuni di loro a porsi delle domande sulla validità o meno di alcuni precetti imposti dalla Chiesa. Al contempo, però, si sa anche che il Vaticano non ama i dissensi e preferisce solitamente la censura alla via del dialogo.
Ed è così che la Congregazione per la dottrina della fede si è scagliata in questi giorni contro suor Margareth Farley ed il suo libro "Just Love" (pubblicato 2006). Un intervento tardivo, probabilmente giustificato dalla decisione presa solo un paio di di mesi fa dalla Santa Sede di monitorare l'operato del Leadership Conference of Women Religious (un gruppo che raccoglie circa l'80% delle religiose statunitensi, fra cui anche suor Margareth Farley), considerato reo di non sostenere con sufficiente determinazione tutti i precetti imposti da Roma.
Nel caso specifico, il testo pubblicato dalla religiosa metteva in dubbio alcune risposte fornite dalla Chiesa in merito a questioni legate alla sessualità. In particolare si affermava che la masturbazione non può essere considerata una questione morale, che gli atti omosessuali siano da considerarsi alla stregua di quelli eterosessuali, che le coppie gay e lesbiche debbano avere il diritto di sposarsi come garanzia di riconoscimento sociale e giuridico, che in alcuni casi il matrimonio cattolico non sia da considerarsi indissolubile e che non è poi così impensabile pensare che un divorziato possa risposassi.
Decisamente troppo per il Vaticano che, attraverso una lettera di censura pubblica, ha sentenziato che i suoi contenuti potrebbero «causare confusione tra i fedeli».
Nelle oltre cinque pagine di censura, la Congregazione per la dottrina della fede ha affermato che «il rispetto verso le persone omosessuali non può portare in nessun modo all'approvazione del comportamento omosessuale, oppure al riconoscimento legale delle unioni omosessuali» (con tanto di una curiosa indicazione su ciò che gli stati possono o non possono rendere legale) e che nonostante il Catechismo insegni il rispetto della persona chiedendo di «evitare ogni marchio di ingiusta discriminazione», i rapporti omosessuali siano comunque da condannare a priori perché «in nessun caso possono essere approvati».
Suor Jeannine Gramick, un'altra religiosa allontanata dal Vaticano, ha commentato la vicenda affermando che: «[I vertici della Chiesa] hanno paura di permettere alle voci critiche di essere ascoltate, perché alcune di queste voci potrebbero legittimamente portare al cambiamento. Le personalità autoritarie hanno paura del cambiamento e di perdere potere e controllo. Le suore statunitensi sono pericolose perché forse sono l'ultimo gruppo organizzato a riflettere lo spirito conciliare di ciò che significa veramente essere Chiesa».
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