Il Giornale: l'omofobia è solo autosuggestione


Sul numero di ieri de Il Gionale, diretto da Alessandro Sallusti, il taglio basso della prima pagina era interamente dedicato ad un editoriale di Marcello Veneziani dal titolo "Non usate i gay per distruggere la famiglia".
Prendendo spunto dalla lettera che un giovane diciassettenne ha inviato a La Repubblica per raccontare l'omofobia di cui si sente vittima e per rivendicare il suo diritto all'esistenza, l'articolo afferma: «Mentre un minorenne gay invoca su La Repubblica il diritto di esistere, un ennesimo film di lesbiche trionfa a Cannes. Ci dev'essere qualcosa che non funziona con la realtà se un ragazzo si sente respinto dal mondo mentre il mondo, ogni giorno, non solo accoglie ma celebra l'omosessualità a norma di legge, d'arte e di vita. Qualcuno dirà che un conto è la fiction, un altro è la realtà. Nella vita quotidiana non c'è questa omofilia di Stato e di potere, di cultura e di spettacolo. Però si potrebbe dire pure l'inverso, che il ragazzo vive di riflesso le campagne contro l'omofobia e si convince di essere disprezzato dal mondo, perdendo di vista la realtà».
Insomma, l'omofobia non esiste, i gay sono esaltati dalla vita di tutti giorni i diritti e quanti hanno subito umiliazioni, insulti o pestaggi in nome del loro orientamento sessuale non sono altro che visionari (chissà, forse convinti dalle fantomatiche lobby gay dell'esistenza di un sentimento d'odio nei loro confronti, ndr).
Poi, dopo aver messo in dubbio la veridicità del racconto, aver asserito che «nessun uomo civile si sogna di negargli il diritto di esistere come gay» e aver ribadito che è lui che «vive male questa sua propensione», l'articolo arriva al punto: «Ma la discussione pubblica verte su un'altra cosa, la differenza radicale, spirituale e corporale, tra la famiglia e le unioni gay. E la tutela civile e morale della famiglia, fondamento naturale e culturale di ogni civiltà e della sua continuità».
Ed è così che, secondo Il Giornale, l'intera vicenda non è altro che una strumentalizzazione dei gay che usano «l'animo delicato di un ragazzo gay» al solo fine di «degradare la famiglia a una srl o unione come tante» e «per premiare tutto ciò che è gay solo perché gay».
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