I due mariti di Nerone


Esattamente 1950 anni fa, il 18 luglio del 64, scoppiò il grande incendio di Roma che infuriò per nove giorni diffondendosi per l'intera città. Una falsa immagine iconografica vuole che fosse stato appiccato da Nerone e che l'imperatore fosse rimasto inerme a suonare la lira dal punto più alto del Palatino mentre Roma bruciava sotto i suoi occhi (un'immagine che nel 2012 venne ripresa anche dalla rivista Tempi come prova definitiva del perché si debba essere contrari ai matrimoni gay).
La verità storica però è ben diversa. Gli studiosi sono concordi nel sostenere che Nerone non abbia avuto nulla a che fare con l'accaduto e che in quel momento si trovasse ad Anzio. Giunto nella capitale mentre le fiamme già dilagavano, si adoperò per prendere le dovute contromisure, organizzando i soccorsi e partecipando in prima persona agli sforzi per spegnere l'incendio.
Allora perché Tempi lo ha denigrato e ha parlato di matrimoni gay? Un aspetto meno conosciuto della storia di Nerone è come l'imperatore fosse sposato con due uomini. Dapprima sposò solennemente («in modum sollemnium coniugiorum» riporta Tacito) un liberto di nome Pitagora, forse una sua guardia del corpo. Poi, dopo la morte della moglie Poppea Sabina, fece castrare un giovane di nome Sporo perché assomigliava alla sua defunta consorte e lo sposò pubblicamente (sebbene si fosse già maritato con Pitagora). Plinio il Vecchio narra come Nerone convivesse con entrambi e come i greci, adulandolo, si spingessero ad augurargli figli legittimi con i due.
Secondo la testimonianza di Dione, Sporo si suicidò dopo la fuga da Roma di Nerone, ormai divenuto il nemico numero uno del Senato che aveva già proclamato Galba imperatore.
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