Gender: domande e risposte


Che cos'è il gender?
Il gender, in italiano genere, è un termine che fino agli anni '50 del secolo scorso era adoperato, in grammatica, per operare una distinzione tra i sostantivi (o nomi). Si distinguono le parole maschili da quelle femminili, altre lingue, come il tedesco, distinguono anche parole neutre. Per alcune lingue, come l'inglese, la distinzione è diventata ormai obsoleta, in altre ancora, come il basco, si distingue tra parole animate e inanimate, tra esseri viventi e non. Dagli '50 successe qualcosa. Un certo John Money, uno psicologo neozelandese naturalizzato in America, introdusse il termine genere anche nell'ambiente scientifico. A Money serviva un termine diverso da "sesso" perché questa parola gli creava problemi linguistici nel parlare dei soggetti ermafroditi o intersessuali, cioè quelle persone che presentano, in una certa misura, caratteristiche sia maschili che femminili. Fino a quell'epoca gli scienziati si erano arrovellati il cervello per capire quale fosse il “vero sesso” (true sex), come lo chiama la storica Alice D. Dreger, cioè quale sesso attribuire alle persone intersessuali. Alcune di questi soggetti nascono sia con un pene che con una vagina, ma solo abbozzati; altri invece presentano caratteristiche femminili all'esterno, ma maschili all'interno; altri ancora all'apparenza sembrano maschi, ma se andiamo a vedere i suoi cromosomi scopriamo che sono XX, cioè quelli di un soggetto femminile; e gli esempi potrebbero continuare. Money si accorse che questi soggetti si identificavano comunque con l'essere maschio o con l'essere femmina, si convinse che non era il sesso (cromosomi, gonadi, genitali, ormoni) a determinare l'essere maschio o l'essere femmina degli ermafroditi ma l'assegnazione del sesso, che venivano imposto alla nascita, e come venivano poi cresciuti. Questi due “marcatori” erano il genere, cioè lo status personale, sociale e legale di maschio o femmina. Così dal true sex si passò al best sex per l'intersessuale, cioè quale fosse il sesso migliore per l'individuo intersessuale per essere cresciuto e “funzionare” nella società. Money ebbe poi il tempo di coniare due termini: gender role e gender identity. Il primo «è usato per indicare tutte quelle cose che una persona dice o fa per rivelare se stesso o se stessa l'appartenenza allo status di ragazzo o di uomo, o di ragazza o donna, rispettivamente. Pur non limitandosi alla sessualità, esso la include nel senso di erotismo» (dove “status” sta per “genere”). Il secondo termine, identità di genere, è invece: «la somiglianza, l'unità e la persistenza della propria individualità come maschio, femmina, o ambivalente, in misura maggiore o minore, in particolare come viene vissuta in consapevolezza di sé e del comportamento»”. Aggiunge Money che «identità di genere è l'esperienza privata del ruolo di genere, e il ruolo di genere è l'espressione pubblica di identità di genere». Concludo dicendo che per Money “sesso” e “genere” -e così anche “ruolo di genere” e “identità di genere”- dovevano essere visti né come sinonimi né come contrari: erano le due facce della stessa medaglia, non potevano essere disgiunti né contrapposti.

Per la storia del termine Gender vi consigli di leggere i libri dello stesso Money, oppure Gender: A Genealogy of an idea di Jennifer Germon. Sebbene non ne abbia avuto il tempo, vorrei darvi qualche notizia su cosa sia successo al termine gender dopo che Money per primo lo impiega al di fuori della linguistica. Innanzitutto la storia si fa più controversa, e il libro della Germon ben lo racconta. Robert Stoller fu il primo a rimaneggiare il pensiero di Money, scindendo sesso e genere, identità di genere e ruolo di genere. Ed Infine questa scissione venne accolte dalle femministe della seconda ondata che ne trassero un enorme beneficio perché così poterono “dimostrare” che i ruoli di generi erano socialmente costruiti. Da segnalare: John Money non approvò mai questa nuova teorizzazione del gender e così anche la nuova versione data dalle femministe (leggi il suo libro Gendermaps).

Che cosa sono le teorie di genere?
Diamo prima di tutto una definizione della parola teoria. Con teoria, intendiamo un pensiero generalizzato e astratto con il quale tentiamo di spiegare un fenomeno, una teoria è una rappresentazione della realtà, un insieme di pensieri riguardo ad un particolare fenomeno. Le teorie di genere sono allora quelle teorie che tentano di dare una risposta ad un particolare problema riguardante il genere. Partiamo da Money per fare degli esempi. Money spiega il fenomeno degli ermafroditi che si identificano come maschi o come femmine con la teoria della “neutralità psicosessuale alla nascita”. Questo nome, però, viene proprio dal primo che si oppose al pensiero di John Money, cioè Milton Diamond, il quale contrappose questa teoria con la teoria della “sessualità alla nascita”. Studiando gli intersessuali Money s'accorse, come abbiamo detto, che cromosomi, gonadi, genitali, ormoni non determinavano l'identità di genere dell'individuo, bensì la risposta stava nell'assegnazione del sesso alla nascita e nel come venivano cresciuti. Da qui la teoria della “neutralità psicosessuale alla nascita”, tutto ciò che seguiva la nascita determinava l'identità di genere, tutto ciò che anticipava la nascita contava solo marginalmente. E questo, lo ripeto, gli è era confermato dai soggetti ermafroditi che aveva studiato. Però nella teoria c'era un problema, anzi il problema veniva dopo: per Money tutti nascono indifferentemente maschi o femmine, anche i non intersessuali, cioè la stragrande maggioranza delle persone. Nel 1972, insieme ad Anke Ehrhardt, nel loro libro più celebre Uomo, Donna, Ragazzo, Ragazza, esposero, tra i tanti casi, anche quello di David/Brenda Reimer. David Reimer, nato non intersessuale, gli viene accidentalmente rimosso il pene in un operazione chirurgica per rimuovere la fimosi. I medici che poi lo visitarono categoricamente rifiutarono l'idea che sarebbe cresciuto sano e che si sarebbe sposato. I genitori disperati decisero di portare David da Money, il quale decise, visto che mai sarebbe cresciuto come un maschio sano, e anche perché a quel momento era impossibile ricostruire ex novo un pene, di far crescere David come Brenda, come una bambina. Il caso si rivelò infine un fiasco totale e fu proprio Milton Diamond, il primo ad opporsi alla teoria di Money già nel 1965, a rivelare il fallimento dell'operazione di Money. Da quando Money, nel 1955, insieme ai suoi colleghi, propose la sua teoria, i casi di ermafroditismo vennero trattati seguendo questi procedimenti. Nel 1997 con la rivelazione di Milton[1], i medici iniziarono subito ad abbondare i vecchi schemi proposti da Money, chiedendo a Milton come procedere. Sollecitato, Milton nello stesso anno avanzò una nuova proposta.
La storia di David Reimer la potete leggere nel libro di John Colapinto, As Nature Made Him: The Boy Who Was Raised As a Girl, tradotto da Edizioni San Paolo con il titolo Bruce, Brenda e David. Colapinto aveva già raccontato la storia di David Reimer in un articolo comparso sulla rivista Rolling Stone l'11 dicembre 1997. Questo argomento è trattato anche da Rebecca Jordan Young in Brain Storm: The Flaws in the Science of the Sex Differences.

Ma ci sono altre teorie di genere?
Sì, certamente. Dobbiamo però aggiungere una cose. Le teorie si dividono, principalmente per l'approccio che gli scienziati ne vogliono dare. Certe teorizzazioni propendono per spiegare l'identità di genere di un individuo concentrandosi sui geni, gli ormoni, il corpo, insomma la sua natura; altre teorizzazioni propendono invece partendo dal società, dalla cultura, da come/in quale ambiente viene cresciuto un individuo. Famosa è l'espressione inglese “nature – nurture debate”[2] per identificare questo dibattito che ormai va avanti da decenni, senza vedere una fine. Ad esempio ci si chiede: uomini e donne differiscono[3], ma è la natura o la cultura a determinarlo? Perché ai maschi piace più lo sport che alle ragazze? Perché ci sono più uomini che donne nell'esercito? Perché sono più gli uomini che le donne a soffrire di disturbi mentali?
Chi risponde a questi quesiti parteggiando per la spiegazione fornita dalla natura viene chiamato “essenzialista” o “determinista biologico”, chi parteggia per la spiegazione fornita dalla cultura è invece definito “costruzionista”. I due poli sono quindi: l'essenzialismo/determinismo biologico (natura) e costruzionismo sociale o costruttivismo (cultura)[4,5]. Le teorie di genere più inclini ad una soluzione essenzialista fanno principalmente riferimento alla teoria dell'evoluzione, le altre invece partono dall'ambiente in cui l'individuo in cui vive per spiegare perché, se maschio, si comporta come un uomo.
Per approfondire questo tema vi consiglio di leggere Gender, Nature, and Nurture di Richard A. Lippa

Che cos'è l'ideologia di genere?
Anzitutto cos'è un'ideologia? La possiamo brevemente definire come un sistema di idee e di valori di un partito politico o di un qualsiasi altro movimento sociale, religioso (es: ideologia socialista; ideologia liberale; ideologia cattolica).
Leggiamo ora dalla Blackwell Encyclopedia of Sociology, un passaggio della voce “Gender Ideology and Gender Role Ideology”:

Sia l'ideologia di genere che l'ideologia di ruolo di genere si riferiscono a quelle attitudini che riguardano gli appropriati ruoli, diritti e responsabilità delle donne e degli uomini nella società. Il concetto può riflettere queste generali attitudini o in uno specifico dominio, come quello economico, familiare, legale, politico e/o sociale. Molte costruzioni delle ideologie di genere sono unidimensionali e variano da quella tradizionale, conservatrice, o anti-femminista a quella egalitaria, liberale o femminista. Le ideologie tradizionali di genere enfatizzano il valore della distinzione dei ruoli per gli uomini e le donne. Secondo questa ideologia di genere, nei riguardi della famiglia, gli uomini adempiono ai loro ruoli familiari portando a casa il pane, mentre le donne facendo le casalinghe. Sempre ai riguardi della famiglia, le ideologie egalitarie approvano e valorizzano eguali e condivisi ruoli famigliari per gli uomini e le donne.

Sebbene ritenga che il termine da preferire tra i due sia gender role ideology, vorrei proporvi un esempio pratico di ideologia di genere. Prendiamo il nostro ordinamento giuridico, che da quando è sorto, cioè da quando parliamo di Regno d'Italia, si è sorretto su almeno due ideologie di genere. La prima, ormai obsoleta, è quella tradizionale: la donna è l'angelo della famiglia, diceva Mazzini, il focolare domestico. L'altra quella egalitaria o liberale, stando alla definizione della voce summenzionata, è quella che informa tutto il nostro ordinamento (prima con la Costituzione e poi con la Riforma del diritto di famiglia del 1975): l'uomo e la donna condividono ruoli equipollenti, nessuna subordinazione di un genere nei confronti dell'altro.

Però, aspetta, ho sentito parlare di un'altra ideologia di genere, come mai?
L'espressione “ideologia di genere” che oggi viene impiegata dagli ambienti più reazionari di tutta Europa, da Parigi a Mosca, da Berlino a Roma, non ha nulla a che fare con la prima definizione. A parte assurdi tentativi di definizione[6], l'ideologia di genere dovrebbe essere un insieme di pensieri, che accomunati dall'utilizzo dello strumento d'analisi che è il gender, vorrebbe imporre la visione per cui poco importa se si è maschi o femmine, etero o gay. La società dovrebbe allora accettare matrimoni omosessuali, la possibilità per le persone di cambiare sesso, maternità surrogata, aborto e quant'altro di pericoloso per le tradizioni religiosi o laiche che siano.

La storia, di perché oggi vi sia un'ossessione per il gender, è la seguente. Tutto ha avuto origine con la Conferenza mondiale sulle donne del 1995 a Pechino. In quell'occasione si fronteggiarono due fazioni: una che proponeva l'utilizzo della parola “"genere”" come “costruzione sociale” e l'altra che invece non lo accettava. Chiamati a rispondere sulle problematiche riguardanti le donne, l'evento si trasformò in una arena politica. Terrorizzato dagli esiti della Conferenza del Cairo del 1994, Papa Giovanni Paolo II, sollecitò i suoi fedelissimi a combattere per le causa del cattolicesimo romano e così Pechino 1995 divenne il primo terreno di battaglia per l'ideologia cattolica. La giornalista e membro dell'Opus Dei, Dale O'Leary, ricostruì tutte le vicende nel suo libro The Gender Agenda. Da una lettura del libro emerge chiaramente l'impreparazione degli attivisti cristiani: non sapevano come funzionassero gli organismi e i meccanismi interni dell'ONU e soprattutto che le femministe, dopo Money, si servirono del termine gender sia come strumento d'analisi della società sia come potente arma politica per rompere i vecchi ordini di subordinazione. Curioso è il fatto, raccontato dalla O'Leary, attraverso il quale gli attivisti “pro-famiglia” abbiano preso conoscenza di questo nuovo impiego del termine gender:

[...] un membro di una delegazione del governo che aveva considerato il dibattito sulla definizione di genere, una reazione eccessiva, menzionò l'argomento alla baby-sitter della famiglia. Il caso volle che la baby-sitter frequentasse il corso “ReImaging Gender” all'Hunter College [...] Genere non significava più sesso, ma che i ruoli erano socialmente costruiti. La baby-sitter fornì alcune copie dei materiali didattici per dimostrare quanto sostenesse. Questi vennero fotocopiati e distribuiti tra i delegati pro-famiglia e tra i membri delle organizzazioni non governative.

Nello stesso testo compaiono poi due espressioni: "equity feminism" e “"gender feminism”". Non è stata la O'Leary a coniarle ma, come lei riporta, una femminista molto critica di una certa idea di femminismo che tra gli anni '80 e '90 stava dominando il mondo accademico. Quella femminista è Christina Hoff Sommers e il femminismo che criticava era il “gender feminism”:

Il Femminismo americano è attualmente dominato da un gruppo di donne che cercano di convincere il pubblico che le donne americane non sono le creature libere che pensiamo che siano. I leader e teorici del movimento delle donne credono che la nostra società sia meglio descritta come un patriarcato, una "egemonia maschile," un "sistema di sesso / genere", in cui il genere dominante lavora per mantenere le donne rannicchiate e sottomesse. Le femministe, che sostengono questa tesi divisiva della nostra realtà sociale e politica, credono che siamo in una guerra di genere, e sono desiderose di diffondere storie di atrocità che sono progettate per avvisare le donne per la loro situazione. Le "femministe di genere" (come le chiamerò) credono che tutte le nostre istituzioni, da parte dello Stato alla famiglia alle scuole elementari, perpetuano il dominio maschile. Credendo che le donne siano praticamente sotto assedio, le femministe di genere cercano naturalmente reclute al loro lato della guerra di genere. Esse cercano sostegno. Cercano vendetta. Cercano munizioni.

Lungi dal trovare nella parola "gender" una minaccia, la Sommers chiamava queste femministe “gender femminist” perché secondo loro un certo genere (l'uomo) dominava su un altro (la donna). Niente isterie legate alla parola "gender".
Ritorniamo ora al discorso della O'Leary, e più precisamente leggendo per bene il suo scritto notiamo che la parola “theory” è ripetuta 22 volte di cui 10 volte “feminist theory”, 3 volte “deconstructionist theory” ed infine 1 volta “gender feminist theory”. Per quanto riguarda la parola “"ideology”", che viene ripetuta 16 volte, la troviamo per ben 3 volte come “gender feminist ideology”.

Negli anni che seguirono il Pontificio Consiglio per la Famiglia riuscì a pubblicare un volume, da titolo Lexicon. Termini ambigui e discussi su famiglia, vita e questioni etiche, all'interno del quale troviamo un articolo scritto da una certa teologa di nome Jutta Burggraf. L'articolo è Genere (Gender). Ed è qui che per la prima fanno la loro comparsa i termini “teoria di genere” ed “ideologia di genere”.

La storia che ho appena raccontato la potete leggere anche qui, oppure qui, ma anche qui, qui ed infine anche qui. Vi consiglio anche questo libro: Globalizing Family Values: The Christian Right In International Politics.

Quali sono i problemi di questa “ideologia di genere”?
Secondo chi la starebbe combattendo (La Manif pour tous, Sentinelle in Piedi, Giuristi per la Vita...…), l'ideologia di genere avrebbe anche un lato scientifico, dato dalla cosiddetta “teoria di genere” (a volta parlano al plurale di “teorie di genere”). E questa teoria/queste teorie dovrebbero sostenere che alla nascita non si nasce maschi o femmine, ma lo si può diventare. Come abbiamo visto precedentemente una teoria di questo tipo esiste ed era quella di Money, diventata ormai obsoleta dopo il caso David/Brenda Reimer. Il problema è che esistono altre teorie di genere che però non supportano la visione di Money, è una di queste è proprio quella di Milton, già sostenuta nel 1965 (vedi sopra), per cui invece il nostro cervello è maschile o femminile.
Un altro problema deriva dal fatto che abbracciando queste “teorie di genere” dell'indifferenziazione sessuale (che ripeto esistono, ma non sono tutte le teorie di genere) si dovrebbe accettare ad esempio il matrimonio omosessuale (e qui già non è chiaro come ci sia un nesso). Possiamo obiettare prendendo di nuovo come riferimento lo stesso Milton. Milton Diamond, sebbene non condividesse la teoria di Money, già nel 1996, quando nelle Hawaii il dibattito sul matrimonio tra coppie dello stesso sesso si era appena originato, scrisse un articolo in difesa di questa causa!

Passiamo ora ad un'altra disputa, quella su quanto siano i generi. In giro per il web si trovano due numeri: 5 e 23. Quello dei cinque generi è sicuramente la storia più vecchia. Tutto è cominciato nel 1993, quando la biologa di genere, Anne Fausto-Sterling propose -con l'intento di provocare- di aggiungere ai tradizionali due sessi (maschio e femmina) altri 3: herm (per ermafrodita), merm (maschio pseudoermafrodita) e ferm (femmina pseudoermafrodita). A differenza degli ermafroditi, i pseudoermafroditi sono soggetti che presentano il sesso cromosomico e certe caratteristiche sessuali di entrambi i sessi: le femmine pseudoermafrodite avranno i cromosomi XX, le ovaie – come le altre femmine –e presenteranno anche, in un certo grado, un carattere sessuale maschile (un clitoride ingrossato assomigliante ad un pene, ad esempio). La proposta della Fausto-Sterling, che terrorizzò lo stesso John Money, venne pesantemente manipolata dal Vaticano e dagli attivisti pro-famiglia[7], tanto da trasformare la parola “sesso” in “"genere”"[8]. Nel 2000 la Fausto-Sterling ritrattò tutto.
L'altro numero è il 23 e questa volta è tutto frutto dell'immaginazione[9] di Austin Ruse, uno degli attivisti pro-famiglia più impegnati nella lotta globale contro il “femminismo radicale”.
Se volete approfondire le critiche a questa “ideologia di genere” potete leggere questi scritti: qui, qui, qui e qui.


Note:
  1. La teoria della neutralità psicosessuale alle nascita era già entrata in crisi quando Simon LeVay, nel 1991, pubblicò, su Science, un articolo sulla differenze scoperte nell'ipotalamo dei maschi eterosessuali e in quello dei maschi omosessuali, accendendo il dibattito sull'ipotetica esistenza di un “gene gay”. Inoltre pure Money nella metà anni '90 cominciò a dubitare delle propria teoria dell'indifferenza sessuale alla nascita.
  2. Fu Sir Francis Galton, nel 1895, a coniarla nel suo English Men of Science: Their Nature and Nurture.
  3. Tralasciamo le differenze sessuali, cioè genitali, gonadi, altezza e così via.
  4. Le spiegazioni secondo un “approccio” essenzialista o secondo uno costruzionista possono riguardare anche altri temi, oltre all'identità di genere o al genere stesso, in particolar modo: la razza e l'orientamento sessuale.
  5. Le espressioni “"costruzionismo sociale”" o "“costruttivismo”", lo devo dire, sono infelici. Non tutti che cercano di spiegare le differenze di genere in chiave sociale utilizzano lo strumento della “costruzione sociale”, strumento di analisi molto comune tra le femministe.
  6. José Juan Garcia nell'Enciclopedia di bioetica e scienza giuridica, volume VII, alla voce "Ideologia di genere", compie una vera tautologia, cioè un'affermazione privo di valore informativo, mettendoci al corrente:

    Alla base dell'ideologia di genere vi è tutta una concezione della persona e della società. Per questo si può dire che non è una teoria né una semplice misura di politica legislativa; bensì tutta un'ideologia: una visione del mondo che pretende di “decostruire” la società per far posto alla sua concezione antropologica.

    La tautologia l'ho sottolineata in corsivo. Però quello sorprende di più è quello che segue:

    Certamente, lo sviluppo concettuale dell'ideologia di genere non è stata tanto evidente come la sua influenza politica, e risulta difficile incontrare documenti nei quali si spieghino con rigore i suoi postulati ideologici.

    Cioè ma esiste davvero l'ideologia di genere?

  7. In questo articolo di Repubblica del 1995 si parla di un rappresentante del Vaticano, che pur avendo sotto agli occhi la proposta della Fausto-Sterling, parla di cinque generi: maschio, femmina, omosessuale maschile, omosessuale femminile e transessuale. Dale O' Leary, nel suo The Gender Agenda, cap. 7, parla di cinque generi: maschio, femmina, omosessuale, lesbica, bisessuale o transessuale. José Juan Garcia alla voce "Ideologia di genere" della Enciclopedia di bioetica e scienza giuridica.
  8. L'equazione sesso = genere, lo abbiamo visto. Più avanti, cap. 15, la O'Leary riporta che gli attivisti pro-famiglia “rimasero delusi quando scoprirono che il documento non faceva menzione di cinque generi”, ma questa scoperta non servì a mettere da parte
  9. L'articolo del link parla in realtà di “20” generi, invece quest'altro articolo scritto dallo stesso Ruse parla di “23” generi.
2 commenti