Secondo gli integralisti cattolici, le unioni civili non servono perché i conviventi hanno già tutti i diritti necessari


«I diritti già riconosciuti ai componenti di una coppia di fatto sono numerosissimi». Anzi, sono solo quattro i punti di disparità: la riserva di legittima per la successione, la possibilità per i conviventi di adottare figli, una parte delle disposizioni penali e processual-penalistiche e un regime pensionistico di reversibilità in favore del convivente. È quanto affama Tempi, sostenendo che sia pertanto inutile parlare di unioni civili dato che tutti i diritti ci sono già quelli mancanti «non giustificano la costruzione di un modello alternativo di famiglia».
Il tale logica comitato Sì alla Famiglia ha elaborato un testo da presentare ai parlamentari sulla base del «presupposto che la tutela che l'articolo 29 della Costituzione riserva alla "famiglia come società naturale fondata sul matrimonio" è più specifica rispetto a quella che l'articolo 2 della stessa Carta fondamentale riserva alle "formazioni sociali intermedie", fra le quali la giurisprudenza colloca le convivenze». In altre parole, le coppie eterosessuali che si possono sposare devono avere più diritti di quelle eterosessuali, escluse da quel diritto sulla base di una lettura ideologica della Costituzione.
Secondo Tempi chi parla di "unioni civili" lo fa evocando «discriminazioni che non esistono» e «l'aggancio alla realtà permette di qualificare il ddl Cirinnà per quello che è: il tentativo ideologico di negare il diritto scritto nella natura e nella Costituzione». Probabilmente è in questo contesto che si inseriscono anche i vari tentativi di Tempi e di altri giornali cattolici di riabilitare le assurde teorie che vedrebbero l'omosessualità come una condizione derivante da fattori sociali e culturali, l'unico appiglio sulla quale possono sostenere una lettura ideologizzata e falsa della Carta costituzionale.
Il comitato Sì alla Famiglia racchiude 16 associazioni ultra-cattoliche (come Alleanza Cattolica o il Forum delle famiglie) guidati da Massimo Introvigne, già reggente nazionale vicario di Alleanza Cattolica. In altre parole, non si tratta che di una realtà legata ai soliti gruppi, sempre alla ricerca di nuove sigle che possano dare l'idea di una realtà più ampia e variopinta di quanto in realtà non sia.
Nel manifesto si spiega come quella realtà sia nata con l'unico obiettivo di opporsi ai matrimoni gay «perché il matrimonio, per sua natura, è solo quello tra un uomo e una donna» e anche al riconoscimento delle unioni civili «perché nei Paesi europei che le hanno introdotte sono sempre state non l’alternativa ma l'apripista per passare dopo qualche anno al matrimonio omosessuale».
3 commenti