Secondo Foa, in democrazia è la maggioranza a scegliere se accettare la sessualità dei singoli


Si intitola "Che orrore il gender: confonde i diritti di tutti, anche dei gay" ed è un articolo scritto da Marcello Foa e pubblicato sui blog de Il Giornale che sta impazzando sui siti dell'integralismo cattolico. Lo hanno ripubblicato più o meno tutti: da Informare per resistere a Risveglio Globale, passando per Imola Oggi, Come Don Chisciotte, Altra Informazione al Centro studi Giuseppe Federici per una nuova insorgenza... siti pronti a sostenere che la maggior parte della popolazione la pensi come loro pur avendo scelto nomi che lascerebbero trasparire esattamente il contrario.
La Manif Pour Tous Italia ne ha anche approfittato per sostenere che «la maggior parte degli omosessuali nemmeno ama definirsi "gay"», il sito filo-russo Christus Rex si è invece dilungato nello specificare di essersi rifiutato di riportare i passi in cui si diceva che i gay hanno diritto di esistere e che «gli omosessuali non devono più nascondersi e men che meno vergognarsi». A loro dire quella era un'apertura eccessiva.

Ma ora veniamo all'articolo. Già nelle prime righe l'autore sceglie di chiedere ai lettori di appellarsi alle proprie esperienze personali per decidere come debba girare il mondo:

Provate a chiedere a un bambino se vuol giocare alle bambole. Nove volte su dieci risponderà di no e si ritrarrà scandalizzato. Provate a domandargli se ha una fidanzatina: spesso rispondono con un espressione di disgusto: «Io non ho una fidanzatina, a me le bambine non piacciono», urlerà. E provate a chiedere a una bambina se ama giocare al calcio, se desidera fare giochi di guerra, se vuole azzuffarsi. Vi guarderà con un'aria sconsolata. E se le domandate se preferisce trascorrere le vacanze estive con una femmina o con il figlio della vostra amica, nove volte su dieci non avrà dubbi: meglio, molto meglio l'amica.
È così da sempre, eppure domani potrebbe non essere più così. Già, perché nel mondo occidentale si diffonde sempre di più la cosiddetta ideologia gender (in italiano identità di genere) che in nome di una causa apparentemente sacrosanta, quella della lotta alla discriminazione sessuale, impone norme di comportamento ed educative estreme.

La premessa parla da sé. Se nove persone su dieci si comportano in un modo, a quella decima non deve essere permesso distinguersi. La maggioranza deve decide una norma e questa dev'essere imposta anche agli altri, senza che le differenze possano essere accolte o tutelate. La diversità va annullata, non valorizzata.

L'articolo si lancia poi nel sostenere che in alcune scuole gli insegnanti impongano ai maschi di giocare a fare la mamma o alle femmine di fare non meglio precisati «giochi di ruolo decisamente maschili» in modo da «imporre modelli che tendono a sradicare identità centrali insite nella natura umana». Un'affermazione difficile da capire se non ipotizzando che si tema che l'accettazione dell'altro possa portare a cambiare un qualcosa del proprio io,
Peccato che la sessualità sia insita nella persona e una maggiore consapevolezza delle diversità serva semplicemente portare solo quel 10% di persone a vivere serenamente la propria vita (magari senza ritrovarsi ad accettarsi per ciò che si è dopo anni di conflitti interiori fra ciò che si prova e ciò che la società dice sia giusto provare). Eppure, ad ogni discorso sul tema, emerge sempre quella che appare come una insicurezza riguardo proprio orientamento sessuale, quasi come se si temesse che l'intero mondo eterosessuale non sia omosessuale solo per paura di un giudizio morale.
Eppure l'esperienza ci dice che tutti sappiano molto bene ciò che sono: un gay è un uomo che si sente uomo a cui piacciono altri uomini, un transessuale è una donna che si sente uomo, così come un etero è un uomo a cui piacciono le donne. Semplice, ma non per chi teme di non poter più soppesare il mondo prendendo sé stessi come metro di paragone per qualunque cosa esista.

A questo punto si passa a sostenere che i gay abbiano ragione a chiedere dei diritti, ma quanto conquistato sino ad oggi deve essere ritenuto più che sufficiente. Nulla in più è dovuto. «Una battaglia giustissima e nei suoi tratti salienti conclusa, si sta trasformando in qualcosa di ben diverso -sostiene Foa- assume dimensioni inaspettate e per molti versi ingiustificate, al punto che talvolta si ha l'impressione che a essere diversi siano gli eterosessuali e che avere una famiglia normale sia quasi scandaloso. Mi riferisco, lo avete capito, alle rivendicazioni più oltranziste e all'isteria quasi intimidatoria che accompagna certe pretese e che recentemente ha indotto gli stilisti Dolce e Gabbana a protestare pubblicamente. Il loro "Basta!" è risuonato alto, ma pur essendo omosessuali sono stati messi alla gogna mediatica in nome del politicamente corretto».
Insomma, si precisa come le famiglie etero siano «famiglie normali» (e quelle gay siano evidentemente anormali), come i diritti altrui siano da vedersi come una minaccia per i propri privilegi e che che se due gay non ritengono di essere all'altezza degli eterosessuali allora tutta la comunità lgbt deve essere sottomessa al loro metro di giudizio (possibilmente senza protestare o manifestare dissenso). Peccato che a questo punto basterebbe un solo etero contrario ai matrimoni per esigere l'annullamento di tutti quelli già celebrati, così come una donna pronta a giustificare i maltrattamenti del marito dovrebbe legittimare il femminilicio...

Intrapresa una strada ormai pericolosa, il discorso precipita ulteriormente:

Il problema nel problema è che l'estremismo progay viene usato come ariete mediatico e legislativo per propagare e imporre l'ideologia gender. Ideata dallo psichiatra americano John Money, sostiene che le differenze sessuali tra maschio e femmine non sono naturali, biologiche, come peraltro avviene in tutto il mondo animale, bensì culturali: dunque gli uomini sarebbero tali solo perché educati da maschi e le donne sarebbero donne solo perché educate da femmine. E che attraverso gli opportuni condizionamenti sociali, a cominciare dall'educazione nelle scuole, accompagnato da un vero e proprio bombardamento mediatico, si possa convincere chiunque a decidere a quale sesso appartenere o a vivere l'ambiguità sessuale come un fatto naturale.

In pratica, si sostiene che un etero che vede un gay vorrà diventare anche lui gay. Ed è così che appare davvero stupefacente che l'omosessualità sia potuta sopravvivere per millenni nonostante l'esistenza di un pregiudizio e di una persecuzione incessante. Com'è possibile che i gay possano restare tali anche se sottoposti a discriminazioni ed un etero dovrebbe cambiare idea alla prima occasione? E che dire di come l'omosessualità esista in oltre mille specie animali nonostante Foa citi quella categoria proprio per sostenere l'opposto?
Ormai inarrestabile, Foa afferma che: «È il ribaltamento del mondo: una battaglia a tutela della minoranza gay viene usata per tentare di sradicare l'identità sessuale naturale della stragrande maggioranza delle persone e convincere le nuove generazioni che ognuno può scegliere se diventare omosessuale o bisessuale o transessale». Poi, nel finale, arriva la ciliegina sulla torta: «È una battaglia subdola perché, schermandosi dietro alle rivendicazioni gay, inibisce un dibattito normale. Si impedisce alla gente di capire cos'è l'ideologia gender, di interrogarsi e in un'ultima analisi di decidere. Come dovrebbe accadere in democrazia».
Difficile è comprendere in quale democrazia debbano essere gli altri a decidere chi è una persona...
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