Philippe Ariño: «Non credo che una relazione omosessuale possa essere definita come amore»


Philippe Ariño è uno tra i principali esponenti della Manif pour tous francese. Dice di essere gay ma di essere stato salvato dal «suo peccato» grazie alla fede cattolica, ha guadagnato ingenti somme pubblicando libri dedicati alla sua "testimonianza" e ne ha approfittato anche per lanciarsi in politica e candidarsi alle europee del 2014.
Lo scorso marzo è venuto in vita a Roma per promuovere il suo libro dedicato al pubblico italiano (evidentemente terreno fertile per la vendita di opere omofobe a stampo propagandistico) ottenendo il plauso dei citi cattolici che lo definiscono «un simbolo dell'omosessualità controcorrente». In altre parole, ci sarebbero due omosessualità. quella giusta di chi rinuncia a sé stesso per accontentare i cattolici e quella sbagliata di chi vuole vivere la sua vita anche se ciò comporta lo sfidare il pregiudizio e l'ignoranza.

Intervistato dalla rivista cattolica Zenit (tra i promotori della «santa allenza» della stampa cattolica per l'esaltazione di Putin e contro i diritti dei gay), Ariño ha voluto commentare la vicenda legata alle affermazioni di Domenico Dolce, sostenendo che «i due stilisti non hanno parlato espressamente di omosessualità ma hanno pronunciato una chiara difesa della famiglia, quella costituita da un padre, una madre e dai bambini generati dalla loro unione», asserendo che pertanto la loro posizione sia troppo liberale:

Si può pensare che sia stato molto coraggioso da parte di Dolce e Gabbana dire una verità mediaticamente impopolare. A mio avviso, però, la cosa più importante non è solo dichiarare cose giuste ma anche viverle, metterle in pratica e arrivare fino alle ultime conseguenze delle verità dette. In caso contrario c'è il rischio di contraddirsi. I due stilisti, nella loro intervista, hanno evitato di parlare di omosessualità, mentre è proprio a nome della comunità omosessuale che in Francia è stato richiesto il "matrimonio gay". Essi finiscono per difendere quest'ultimo in modo implicito, anche se coraggiosamente ne denunciano alcune gravi conseguenze. Infatti questa critica parziale al "matrimonio gay" si limita ad affrontare una sola dimensione del problema -la filiazione- che oltretutto è quella più lontana, secondaria, opzionale e improbabile secondo lo spirito dei militanti LGBT che vedono il matrimonio soprattutto come un problema di coppia, di amore a due, scollegata da qualsiasi tematica familiare. Come credere a due ex-amanti che dichiarano che la differenza fra i sessi è l'unica che può costituire una famiglia, quando poi si contraddicono nella loro realtà di coppia? Comprendo il sarcasmo e lo scetticismo del resto della comunità omosessuale!

Condannato qualsiasi riconoscimento giuridico alla famiglie gay, Ariño ha aggiunto: «Non credo che una relazione omosessuale possa essere definita come amore. Il vero amore accoglie la differenza, in particolare la differenza tra i sessi. Diversamente, non è degno di essere chiamato amore, per non parlare di sessualità».
Poi ha aggiunto che la sua richiesta di una totale castità non dipenda dal suo integralismo religioso ma da una realtà dei fatti 8che casualmente viene ravvisata solo dai cattolici):

Anche se sono un cattolico praticante, non mi piace questa giustificazione delle differenza dei sessi e della famiglia attraverso riferimenti alla fede o alla Bibbia. Abbiamo già abbastanza prove concrete, razionali, laiche, per dimostrare la gravità degli atti omosessuali e del "matrimonio tra persone dello stesso sesso", senza dover ricorrere alla trascendenza. Nel mio lavoro e nei miei scritti, ho scelto come postulato fondamentale l'osservazione realistica dei fatti. In questo modo si parla meglio di Dio che non citandolo esplicitamente. Su questi argomenti, tutto ciò che è giustificabile per fede può esser giustificato ancor prima umanamente. Nel nome di Gesù che ha preso su di se tutta la nostra umanità! Mi hai anche chiesto cosa suggerisco a un omosessuale cattolico per vivere felice. È molto facile! L'amore per la realtà, cioè la santità! Null'altro!

Questo libro andrà ben presto a far parte delle presunte "testimonianze" che il mondo omofobo sventolerà nel sostenere la leicità della loro discriminazione, basandosi sul solito presupposto che al primo gay pronto a sbandierare il proprio odio verso sé stesso si debba legiferare nel suo nome (possibilmente ignorando la testimonianza assai più numerosa di tutti quegli etero gay friendly, dato che loro preferiscono sostenere siano stati plagiati dalla solita fantomatica «lobby gay» al contrario degli ultra-integralisti cattolici che rappresenetrebbero la libertà di scelta nel basarsi su dogmi inculcategli da altri).
Ma più di tutto queste storie testimoniano come tutte quelle storie sul «difendere i bambini» o sul «proteggere la famiglia» non siano altro che favolette inventate per legittimare l'unico vero obiettivo: impedire che due uomini possano fare sesso fra di loro (sulle lesbiche generalmente c'è più indulgenza, dato che il maschio eterosessuale medio si eccita nel guardarle).
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