L'associazione Provita avvia la macchina del fango contro Monica Cirinnà


Non è una novità che Provita voglia privare i gay di qualunque diritto civile, spesso spendendo tutte le proprie energie nell'alimentare odio e nell'incoraggiare l'intolleranza.
Riguardo al ddl sulle unioni civili, scrivono che «dobbiamo stare in guardia», che «la battaglia è ancora tutta da giocare» e che «abbiamo lanciato la petizione per bloccare questo disegno di legge». Ma evidentemente l'ostentata sicurezza sulla possibilità di poter imporre la propria volontà al Paese intero pare vacillare dato che il sito integralista ha deciso si attaccare frontalmente Monica Cirinnà.
Dicono che «ha lanciato un appello all'opinione pubblica invitandola a far sentire la sua voce e la sua richiesta di diritti, di libertà e di dignità» ma ci tengono a dire che loro si sono già opposti e non capiscono perché mai il resto dei cittadini dovrebbe potere esprimere la propria posizione. Scrivono: «la senatrice dovrebbe sapere che c'è un popolo che ha fatto sentire la propria voce per difendere diritti, libertà e dignità di bambini e famiglie: è il milione di persone sceso in piazza S. Giovanni il 20 giugno e i tanti altri rimasti a casa ma che la pensano allo stesso modo. Ma questi sono forse italiani di serie B, non meritevoli nemmeno di essere nominati».
Esatto, nel rivendicare il proprio diritto alla discriminazione fanno pure le vittime! In fondo sanno che loro non hanno problemi: hanno il matrimonio, la pensione di reversibilità e tutte le tutele giuridiche sui figli. Anzi, possono persino ricorrere tranquillamente alla maternità surrogata dato che l'Italia garantisce loro ogni diritto e paesi come la Russia o l'India che riserva quella pratica solo a loro (in fondo sappiamo bene come la loro strumentalizzazione sia rivolta ad attaccare i gay, non le coppie eterosessuali).
Ma in fondo quale onestà intellettuale dovremmo attenderci da chi si ostina a vantare una partecipazione quattro-cinque volte maggiore del reale anche contro l'evidenza di un'area che fisicamente non avrebbe mai potuto contenere quelle persone?

Eppure il giornale di Brandi non si è fermato lì, ed ha deciso di tentare di screditare la senatrice attraverso ragionamenti ed illazioni che non hanno alcun senso. Scrive:

Un dato però sembra sicuro. La Cirinnà ha un grande interesse a trasformare in legge il suo ddl. E non è una questione meramente ideologica.
Spulciando sul web, infatti, ci siamo imbattuti in un vecchio articolo di Dagospia, del 2009, in cui è scritto che la senatrice del Pd e il suo compagno, Esterino Montino (ex governatore della Regione Lazio dopo lo scandalo Marrazzo), sono comproprietari della Monester srl, sotto la cui gestione vi sono vari locali nel quartiere Testaccio, a Roma, frequentati da un pubblico Lgbt.
"Nei suoi locali -riporta l’articolo- ci sono oltre Le Rune [discoteca ndr] anche il Coyote bar ristorante, il Top five disco-bar e il Coyote discoteca, tutti marchi storici della zona, frequentati da clientela variopinta e da giovanissimi. Le serate le decidono i dj e a seconda della musica si attira clientela diversa. Sempre in rapporti di buon vicinato con i cugini dell’Alibi [adiacente disco-bar Lgbt, in passato trasferitosi momentaneamente proprio alle Rune ndr] e il variopinto pubblico dei suoi frequentatori. Spesso i clienti g-l-b-t vanno al Coyote a mangiare un boccone e poi si scatenano in pista all’Alibi, dove ogni trasgressione è concessa. E Montino batte cassa".
Sembra quindi che la senatrice Cirinnà con il mondo gay e trans ci guadagni. Forse questa è una ragione in più per la quale ha tanto a cuore la celere approvazione delle unioni civili, ovvero del "matrimonio gay all'italiana".

Secondo il sito integralista, dunque, l'approvazione delle unioni civili rappresenterebbe un vantaggio economico per una discoteca che è adiacente ad un disco-bar frequentato anche da gay. È persino inutile andare a verificare quella affermazione dato che la notizia si scredita da sé. Quale nesso dovrebbe mai esserci fra le due cose? Sostengono forse che i gay si sposeranno nella discoteca vicino a quella che frequentano? O forse credono che due persone con la reversibilità spenderanno più soldi in cocktail?

Interessante è notare anche come l'articolo venga aperto con un'immagine che mostra il Barzilay Venue di Tel Aviv (la stessa riprodotta in apertura a questo articolo). Sarà forse un caso o forse no, di certo sarebbe stato più difficile rendere credibile la notizia nel pubblicare immagini reali dei due locali dato che su Facebook si presentano così e così. È pur vero che il vicino Alibi viene indicato su alcuni siti come gay-friendly, ma per parlarne come di un luogo di perdizione per i gay ci si aspetterebbe almeno un qualche cubista palestrato e non una serie di ragazze provocanti che si agitano dinnanzi a uomini visibilmente arrapati (che a dire di Provita sarebbero da ritenere moralmente più accettabili e meritevoli di diritti civili rispetto a due gay che si scambiano un pudico bacio a stampo).


Update: Gay.it ha indagato sull'articolo citato da Provita ed ha scoperto come Dagospia avesse ripubblicato un articolo uscito originariamente su Libero a firma di Franco Bechis. In quei mesi il quotidiano si era lanciato in una durissima campagna contro Marrazzo e proprio per l'articolo in questione Bechis è stato accusato di diffamazione e condannato ad un risarcimento di 50 mila euro al marito della Cirinnà e 20 mila alla senatrice. I due, infatti, non hanno mai gestito alcuna attività.
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