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Il leghista Gentilini contro il Treviso Pride: «È la dittatura dei culattoni. Vanno fermati»

A Treviso la maggioranza del Pd ha espresso un primo parere favorevole verso la concessione del patrocinio al Gay Pride che si volgerà in città il prossimo 19 giugno, anche se l'opposizione non ha fatto mancare i soliti insulti si stampo omofobo. L'ex sindaco legista Giancarlo Gentilini, oggi consigliere di minoranza, ha commentato: «Treviso era una delle migliori città d’Italia. Ora invece è diventata il regno dei culattoni. «Se fossi sindaco, farei di tutto per impedire il Gay Pride. Userei tutti i mezzi legali a mia disposizione per bloccare la manifestazione. Altro che patrocinio. La mia educazione cattolica parla chiaro: una famiglia è formata da un uomo e una donna, da un marito e una moglie. Stop. E mi pare che anche il vescovo di Treviso si sia espresso finalmente in questo senso. Ma oggi a Treviso imperversa la dittatura della sinistra, comunisti e culattoni, questo è lo scenario».
Non è diverso il tenore degli insulti scelto anche da Giuseppe Basso, capogruppo della Lista Gentilini, pronto ad affermare: «Il Gay Pride vadano a farlo a Viareggio, non a Treviso. La nostra è una città tranquilla, che non vuole simili carnevalate. I diritti delle persone sono una cosa, i cortei un'altra. La gente di Treviso rigetta simili manifestazioni. E poi noi siamo per la famiglia tradizionale: un uomo e una donna».
Ed ancora, Sandro Zampese, capogruppo della Lega Nord, aggiunge: «Mero esibizionismo, non è così che si difendono i diritti delle persone. Anzi: si danneggiano». Gli fa eco Davide Acampora, capogruppo di Fratelli d’Italia, che aggiunge: «Sono favorevole alla modifica del codice civile per riconoscere i diritti individuali, ma contrario a ddl Cirinnà che legalizza l’utero in affitto e l’adozione gay. Il Gay Pride? Quel giorno porterà solo disagi alla città, le famiglie con bambini saranno costrette ad andare altrove per non assistere a certe scene».
Insomma, ancora una volta la politica ci mostra un'omofobia istituzionalizzata che prla sulla base di pregiudizi e di slogan coniati dall'integralismo religioso, Inutile a dirsi, chi afferma certe cose è perché non ha mai partecipato ad un Pride, ma nell'Italia bigotta tutto viene giudicato a proditorio sulla base di pregiudizi che ledono la dignità altrui.


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