Silvana de Mari: «I gay diffondono patologie gravi e tumori. Lo confermano Massimo Gandolfini e Chiara Atzori»


Le autorità tacciono mentre Silvana de Mari continua a spargere odio contro i gay, dichiarando tranquillamente come a spingerla sia la volontà di creare danno ad un'intera comunità come per una serata a lei sgradita che se è svolta due anni fa in una discoteca di Bologna.
La tattica denigratoria adottata dalla donna è ormai nota: lei esige che ogni singolo integralista sia spinto a vedere nei gay una minaccia alla salute pubblica e un qualcosa che debba essere eliminato per garantire la propria sicurezza. «Abbattere» è il termine da lei scelto ed indicato nei video di propaganda omofoba prodotti dal partito di Adinolfi. Nell'attacco odierno, scrive:

Da almeno 30 anni in tutto il mondo occidentale è sempre più allarme per il riscontro evidente della correlazione tra alcune patologie gravi, infettive e tumorali e il comportamento omosessuale.

Si noti come la signora neghi che l'omosessualità sia un orientamento sessuale si preoccupi di parlare di «un comportamento». Tale scelta non pare casuale, dato che se nessuno può condannare la natura, chiunque tende a sentirsi legittimato a condannare un comportamento. E dato che l'obiettivo è quello id spingere quanti più miliziani integralisti possibili a condannare l'esistenza dei gay, ogni parola viene soppesata per raggiungere lo scopo.

Parte così il solito elenco di patologie, tutte descritte con il preciso intento di suscitare ripugnanza nella mente dei lettori (così come esplicitato anche nel titolo da lei scelto: "La verità vi renderà liberi anche se è ripugnante"). Dice che l'omosessualità sia causa di «infezione da HIV che comporta come patologia conclamata o latente l' AIDS». Si passa poi a citare le teorie di Massimo Gandolfini, leader del Family day, come autorevole fonte per sostenere che il «rischio infezione HIV che supera le 19 volte negli omosessuali rispetto alla popolazione non omosessuale di controllo» e sostiene poi che gli omosessuali siano «l'unico gruppo dove l'infezione da Hiv è in netto aumento pari al 48% e fonte di non meno del 61% delle nuove infezioni da HIV malgrado negli Usa siano meno del 2% della popolazione complessiva». Il tutto per arrivare a dichiarare che l'Oms avrebbe «dimostrato la diffusione dell'AIDS ad Haiti negli anni '80 da parte degli omosessuali soprattutto americani».

Citano nomi di professori e dati decontestualizzati in un minestrone finalizzato unicamente alla promozione dell'intolleranza, afferma pure che «gli omosessuali di sesso maschile sono soggetti a duplice infezione HIV e sifilide con rischio 140 volte superiore al resto della popolazione» e che lei reputa l'omosessualità causa di «infezione da Papilloma virus responsabile dei condilomi anali e genitali (forma tumorale con alta incidenza alla degenerazione in carcinoma maligno). Il contagio sessuale è accertato con altissima incidenza nella popolazione omosessuale che è soggetta a un rischio di oltre il 50% di degenerazione carcinomatosa anale». Elenca poi le «infezione da clamidia che nella donna porta a danni genitali/ovarici e è possibile causa di sterilità», la «gonorrea che colpisce almeno il 14% degli omosessuali», la «sifilide con l'80% di pazienti che sono omosessuali», le «infezione da Amrba 14% omosessuali e da giardia 15% omosessuali dove è evidente il contagio per via anale».
Ovviamente tutti i dati vengono spacciati per verità assolute e vengono propinati a gente che non ha le competenze per verificare o controbattere. Ed è sostenendo che i gay siano dei drogati che aggiunge: «Spesso le patologie sono associate, tenendo conto che l'infezione da HIV comporta la sindrome da immunodeficienza acquisita e, quindi, è come una porta aperta per molteplici infezioni, in più aggravata da eventuale tossicodipendenza».

Parte poi il solito disco volto a condannare il sesso orale e il sesso anale, indicando che solo il sesso vaginale debba essere consentito:

La correlazione è ovvia perché la penetrazione per via anale comporta un ripetuto e frequente trauma al canale ano-rettale coperto da un solo strato di fragile mucosa che facilmente si rompe, si danneggia e per sua natura ha un altissimo indice di assorbimento di innumerevoli sostanze. E' una immancabile via di infezioni, anche solo pensando alla presenza stabile di una importante flora batterica intestinale. Stesso discorso di estrema fragilità vale per le mucose oro-faringee. L' ambiente vaginale a PH acido è, invece, sterile di solito, con un rivestimento mucoso robusto e pluristratificato. A differenza del canale vaginale il canale anale ha un calibro stretto. Le dimensioni del calibro penieno possono arrivare a oltre 3 volte quelle di un colonscopio per adulti.

Ulteriore pregiudizio è garantito dal suo sostenere che:

Gli omosessuali hanno frequentemente partners molteplici. Questo spiega le ripetute segnalazioni dell' incidenza di incidenza fecale. anale negli omosessuali maschi (American Journal of Gastroenterology con 6150 pazienti studiati tra il 2008 e il 2010 e riscontro di rischio relativo del 34 % nelle donne, del 119% negli uomini)
Stessi dati e conclusioni riporta in una serie di studi del 2013 e 2014 la dr.ssa Chiara Atzori infettivologa.

Si, esatto. Proprio quella Chiara Atzori che con Alleanza Cattolica promuove le screditate teorie di Nicolosi volte a sostenere che l'omosessualità sia una patologia che può essere "curata" infliggendo sensi di colpe agli adolescenti. Siamo dunque dinnanzi ad un elenco di malattie citate senza capo né coda, in un documento orientato a creare falsi allarmismi attraverso i soliti nomi noti dell'omofobia organizzata.
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