Matteo Salvini si lancia nello sciacallaggio di Alfie Evans. Provita dice che sia tutta colpa dei gay


Se sinceramente ci sarebbe da sindacare sul fatto che sia lecito infliggere atroci agonie ad un povero bambino terminale solo perché l'integralismo cattolico vorrebbe fosse immolato alla loro causa, appare sempre più evidente l'abuso politico che se ne sta facendo.
A gettarsi a capofitto nella strumentalizzazione del caso troviamo il solito Matteo Salvini, ossia l'uomo che non vuole sia concessa la cittadinanza ai bambini italiani mentre si dice sicuro che vorrebbe concederla ad un bambino terminale a cui l'Italia potrebbe infliggere atroci sofferenze attraverso terapie che si limiterebbero a prolungare la sua agonia. Ma dato che si offriva la possibilità di poter usare il nome del papa per promuovere un partito che appare come l'antitesi del messaggio di Gesù e dato che a soffrire sarà Alfie e non certo lui, ecco che Salvini scrive:



Fa riflettere come all'interno di due tweet consecutivi, il leghista dice che bisogna permettere l'agonia di un neonato al solo fine di compiacere l'egoismo dei suoi genitori mentre ci si deve occupare di respingere quei padri che cercano di dare un futuro decente ai loro figli.
Inoltre va evidenziato come Salvini parli della vita come di "un peso" nonostante nessuno lo abbia mai sostenuto: l'unico tema in discussione è se l'interesse supremo del bambino sia quello di poter morire secondo natura o se lo si debba tenere in vita artificialmente anche se non esistono cure e se tale atto non farà altro che infliggergli inutile sofferenza.

Naturalmente il fondamentalismo cattolico ha già fatto quadrato attorno a Salvini, dicendo che il suo appoggio ai capricci dei genitori contro il supremo interesse del minore sancito dal tribunale debba essere ritenuto un motivo per dare a lui il proprio voto. A sostenerlo è la solita Provita Onlus, attualmente impegnata anche nell'utilizzare Alfie Evans come involontario testimonal della loro campagna per il 5 per mille.
Non solo. Seppur in ritardo rispetto al senatore leghista Simone Pillon e all'integralista Mario Adinolfi, anche loro si sono accodati allo sciacallaggio del bambino quale strumento di promozione omofobica. Sulla loro pagina Facebook, scrivono:

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